PRATHYAHARA, comincia il Viaggio verso la Fonte.

Tra gli 8 “arti” dell’ottuplice sentiero dello yoga di Patanjali Pratyahara occupa il quinto posto, quindi entriamo nella seconda metà delle pratiche, se vediamo il percorso come una serie di tappe, nella sua parte più meditativa, rivolta sempre più all’interno.

Pratyahara significa appunto “ritrarre i sensi all’interno”, ovvero cominciare a cercare dentro di noi la pace e la felicità che nel mondo esterno ci sfugge. Il corpo non cerca più il movimento, il respiro è leggero, e tutta l’attenzione dei 5 sensi viene rivolta verso il mondo all’interno di noi. E’ tramite Pratyahara che gli antichi yogi hanno potuto avere la visione delle parti che costituiscono il corpo, sia fisiche che energetiche, e che hanno potuto descriverci gli effetti delle posizioni così dettagliatamente. Pratyahara è la base su cui appoggiano Dharana, la concentrazione, e Dhyana, la meditazione.

Sathya Sai condensa efficacemente questo stadio così: “Il discepolo che è giunto a questo stadio considera il mondo come una grande mascherata. Il suo sguardo proiettato verso la vita interiore gli procura tanta gioia e soddisfazione da fargli rimpiangere tutto il tempo perduto nelle attività mondane e nella ricerca dei piaceri sensuali. Così, il vero Pratyahara consiste in una visione della coscienza dritta, penetrante ed orientata verso un unico obiettivo, il Sè interiore.”(1)

Come entrare in questa pratica così importante? Essa è un atteggiamento che può essere praticato durante le attività della giornata, come attenzione a ciò che succede nel nostro corpo , nella nostra mente e nel nostro cuore, con rispetto e senza giudizio. Durante la sessione di asana e pranayama, è l’attenzione al corpo e all’energia che circola, allo spazio che occupiamo con la nostra energia, alla pace e alla gioia che nascono spontaneamente quando l’asana è stabile e mantenuto sufficientemente a lungo.

Quando entriamo nello spazio della meditazione, è il gesto di chiudere i sensi agli stimoli che vengono dall’esterno per prestare attenzione ai messaggi interiori; questi possono includere col tempo suoni, immagini, sensazioni generate interiormente e non ricevute dall’esterno. La mente si placa e Dharana diventa possibile.

Laura Sabbadin

Insegnante di Yoga ed Educatrice ai Valori Umani

(1) Sathya Sai, Prashanti Vahini, pg. 118

 

Laura Sabbadin

Educatrice

Sito web: www.saivivere.it
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