Dharana, l’arte del qui ed ora

Dharana è il 6 passo da compiere in questo viaggio verso il Sè, ma è anche qualcosa che ci è indispensabile in ogni momento della vita: significa concentrazione. La concentrazione è ciò che ci permette di leggere un libro, tagliare il cibo in pezzi regolari, guidare un’auto, parlare con un amico in mezzo alla folla… in ogni istante della giornata siamo più o meno concentrati a fare o notare qualcosa.

Nello yoga la concentrazione segue Prathyahara, il rivolgere la nostra attenzione verso l’interno invece che verso gli innumerevoli stimoli che i sensi afferrano dall’esterno. Quindi, se non ci concentriamo su un oggetto esterno, dove va rivolta l’attenzione?

La nostra abitudine a essere presenti all’ambiente che ci circonda è così radicata che è meglio allenate la capacità di interiorizzarsi per gradi. Una buona pratica di Dharana è il Tratak, ovvero fissare lo sguardo su un solo oggetto. Questo punto focale può essere un oggetto, una foto, un punto specifico del paesaggio, nello yoga si tende a usare una candela accesa perché ci ricorda qualcosa di molto profondo.

Pratica del Tratak:
Siedi con la schiena eretta, le gambe comode, le mani rilassate in grembo o appoggiate alle ginocchia. Può essere utile unire il pollice e l’indice, lasciando distese le altre dita, nella posa di Chin Mudra (detto anche a volte Jnana Mudra), una posizione della mano che unisce simbolicamente il Divino, rappresentato dal pollice, all’individuo, rappresentato dall’indice, per avere una maggiore conoscenza di Sè.

Poni una candela davanti a te a circa un metro di distanza e fissala senza battere le palpebre fino a che puoi. La fiamma è un simbolo di Luce, Vita, del Divino stesso, ed evitare di battere le palpebre migliora la concentrazione e rafforza la vista. Mantieni un respiro naturale e leggero, e lascia che i pensieri si calmino, o scivolino via senza interferire con la vista chiara della fiamma e il respiro regolare.

A poco a poco, sentirai il corpo diventare più stabile e caldo, e lo spazio della mente si libererà, se ti permetterai di non preoccuparti di seguire i pensieri per la durata della pratica. Può essere che gli occhi all’inizio lacrimino un poco, è normale, col tempo sarà possibile rimanere immobili senza sforzo.

Dopo qualche minuto chiudi gli occhi e focalizza l’immagine interna della fiamma, con la stessa concentrazione nel non seguire ciò che vorrebbe distrarti. Puoi ripetere il ciclo “occhi aperti che fissano la fiamma - occhi chiusi concentrati sulla fiamma all’interno” per 2 o 3 volte, fino a quando riesci a rimanere presente e possibilmente vuoto mentalmente.

Questa pratica dissolve gli attaccamenti agli schemi di pensiero così da poter lasciare andare ciò che non ci serve più, e così come la luce illumina una stanza buia il Tratak libera la mente dalle ombre e ci permette di vedere con più chiarezza. E’ un ottimo passo preliminare per la meditazione, che è il settimo passo dell’Ashtanga Yoga di Patanjali. Se si segue la via spirituale per conoscere la Verità, la concentrazione deve diventare sempre più stabile verso il Divino in noi, costante e pura come il flusso d’acqua che esce dalla fontana.

L’orario migliore per eseguire questa pratica va dalle 4 alle 8 di mattina, e dalle 4 alle 8 di sera. Ma non serve rimanere ore seduti con la mente che vaga, bastano pochi minuti di concentrazione stabile e giornaliera per raccogliere il risultato della gioia e della chiarezza di spirito che questa pratica ci regala.

La concentrazione deve essere rinforzata gradualmente in questo modo, senza fretta inopportuna; a poco a poco, la mente può venir fermata persino per una mezz’ora. La disciplina va sviluppata lentamente e costantemente; con la pratica, la mente si focalizzerà e il potere di concentrazione aumenterà.  (1)

Laura Sabbadin
Insegnante di Yoga ed Educatrice ai Valori Umani

(1) Sathya Sai, Pensiero del giorno del 29.9.2011

Laura Sabbadin

Educatrice

Sito web: www.saivivere.it
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