TERRA – Conosciamo la nostra Madre - parte 2.2

Nei precedenti articoli si è già parlato di alberi:

  •  Conosciamo i nostri amici alberi;
  • Alberi nei boschi;
  • Alberi in città. Effetti positivi della loro presenza;
  • La festa degli alberi. Piantiamo alberi nei giardini della scuole;
  • Effetti che i grandi disboscamenti, a livello globale, hanno sulla vita stessa della Terra,

che costituiva la prima parte del presente articolo.
Completiamo la serie con alcune considerazioni sulle grandi foreste, che ricoprono il territorio con un manto ininterrotto di vegetazione (quindi non limitato a piccole unità boschive o ai viali e giardini delle nostre città), creando al loro interno un ecosistema in grado di mantenere gli equilibri vitali di questa meravigliosa perla azzurra sospesa nello spazio, che è la Nostra Madre.

CONOSCIAMO DA VICINO LA FORESTA

Fin dai tempi più antichi il termine “FORESTA” definiva le zone totalmente prive di abitanti, situate ai margini delle zone abitate, dove prevalevano gli alberi d’alto fusto che si diffondono in modo spontaneo. Le foreste ospitano animali selvaggi, da qui il termine che latino che le definiva, sylva forestis, cioè bosco abitato da animali selvatici, situato fuori dai confini dell’abitato.

Ora il termine “foresta” viene applicato per quelle estensioni boschive che superano le dimensioni mezzo ettaro e che ospitano prevalentemente piante di altezza superiore ai 5 metri.

Le antiche foreste ricoprivano gran parte delle terre emerse, e, a secondo del clima in cui crescevano, ospitavano i più variegati e disparati insiemi di piante: da quelle basse con piante rustiche e poco esigenti nei confronti di acqua ed elementi nutritivi, proprie delle zone molto fredde e aride verso i poli, a quelle lussureggianti e fittissime delle zone tropicali e subtropicali. Nella nostra Europa, ancora i tempi dell’Impero Romano, una foresta continua ricopriva, ad esempio, la Francia, la Germania e le zone montuose e collinari di gran parte dell’Italia: chi ha letto “Il barone rampante” dello scrittore Italo Calvino, si sarà divertito per le avventure di questo bizzarro personaggio che viveva sugli alberi, spostandosi per tutto il territorio ligure, da una pianta all’altra, senza mai scendere a terra e senza associarsi con altri esseri umani.

Come abbiamo già visto negli articoli precedenti, le piante influenzano il clima con le loro emissioni di vapore acqueo ed ossigeno; una grande presenza di alberi, quali quelli di una foresta, rende grandi benefici allo stabilimento di un clima favorevole alla vita di animali, erbe, arbusti e degli stessi uomini, condizionando direttamente il grado di piovosità e la presenza di acqua nella zona.

Rispetto alla classificazione, si parla di foreste igrofile, quelle con clima umido per la presenza di corsi d’acqua, laghi, o tipiche delle zone tropicali umide, mesofile, con condizioni di umidità intermedie, tipiche della fascia sub mediterranea temperata e xerofile, in zone climatiche asciutte: zone semipolari, foresta africana con palme ed acacie.

Nelle zone più fredde la prevalenza delle piante che costituiscono una foresta è di conifere, con foglie costituite da aghi e prevalentemente sempreverdi. Nelle zone temperate la foresta è costituita da piante caducifoglie (faggi, querce, aceri, ecc.) nelle zone tropicali troviamo di nuovo prevalenza di piante sempreverdi (piccola curiosità: queste piante sono conosciute crescono da noi in vaso quali PIANTE D’APPARTAMENTO!). Ovviamente questa suddivisione è indicativa e limitata.

LE FORESTE IN ITALIA

Le stime più recenti della FAO assegnano ad ogni abitante del nostro paese circa 200 piante, stimando in 11 miliardi di alberi la totalità delle presenze sul nostro territorio italiano (12 milioni di ettari di bosco, dati del 2017).

E’ facile per chiunque viva in zone montuose e semimontuose osservare come la superficie dei pascoli e dei pianori in quota stia calando a vista d’occhio, di anno in anno, e come queste aree si ricoprano sempre più di alberi. Ai fini ambientali e di mantenimento della biodiversità e della naturalità si può considerare positivamente questa continua ed incessante opera della natura, tuttavia sotto altri aspetti l’abbandono delle aree boschive espone al rischio di incuria e a una forma di “spreco” di risorse che sono a basso impatto e potrebbero rilanciare un’economia, detta “montana”, non invasiva, ma produttrice di posti di lavoro in un periodo di forte crisi industriale ed occupazionale. Come abbiamo visto dai boschi provengono legname, frutti quali castagne, ribes, more, erbe medicinali, funghi, fiori per l’apicoltura.

In Italia finora nell’ambito forestale, è prevalso il criterio di conservazione dei boschi allo stato naturale, ma alla luce degli sviluppi degli ultimi decenni, che hanno visto spopolarsi gli ambiti boschivi, ora, con nuovi decreti e leggi, si stanno ridefinendo criteri per una ‘gestione attiva del patrimonio boschivo’. Si ammette quindi, a fronte di un abbandono progressivo delle aree montane e collinari di cui è ricco il nostro paese (che include l’abbandono delle colture tipiche e delle attività silvopastorali e della produzione boschiva) anche il taglio per fini economici del legname.

Si spera che i nuovi criteri di gestione continuino a preservare boschi e foreste e mantenere intatto il paesaggio dei nostri monti e colline. Spesso i tagli possono essere giustificati per prevenire incendi e permettere un miglior sviluppo della foresta stessa oppure per migliorare la vitalità di piante di grandi dimensioni, la cui crescita ottimale è ostacolata da vegetazione incolta che soffoca le giovani piante. La natura però sa regolarsi da sola, i boschi spontanei recuperano i loro antichi equilibri, secondo schemi che risalgono al tempo in cui l’uomo ancora non c’era.

Per la mia esperienza di tantissimi anni di lavoro nel settore, ho trovato che spesso i tagli di alberi totalmente illogici, non comportano alcun beneficio, se non economico, solo per chi se ne avvantaggia. Mi è altresì capitato di raccogliere testimonianze di “pentimenti” poiché gli svantaggi dell’eliminazione di alberi si rivelano col tempo, attraverso degradazioni del suolo e impoverimento dell’ambiente.

Gli alberi rimangono intatti se tu te ne vai. Ma tu no, qualora se ne vadano loro.(1)

Da un’antica preghiera lituana: “Non permettere che io tagli alcun albero senza una sacra necessità…Concedimi di piantare sempre alberi, perché gli dèi guardano con benevolenza coloro che piantano alberi lungo le strade, in casa, nei luoghi sacri, agli incroci e presso le abitazioni.

Quando ti sposi pianta un albero nuziale. Quando un bambino nasce, pianta un albero. Quando una persona che ami muore, pianta un albero per la sua anima.
In ogni festa, in tutte le occasioni importanti, fa visita agli alberi. Le preghiere sono accettate con gratitudine dagli alberi.

Così sia”

Olimpia Giovine
Agronomo a formatrice

(1)    Markku Envall

Redazione

Progetto Sai Vivere

Sito web: www.saivivere.it
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