Lo spettacolo della vita

Lo spettacolo della vita: il Testimone, il regista, gli attori.

Il Testimone

Lo Spirito che dimora all’interno di ognuno (Atman) è il testimone delle azioni e delle conseguenze dei tre guna (qualità della Natura) (A); è immobile, sacro e puro; è eterno, indivisibile ed automanifesto; è pace e non ha fine; è la saggezza stessa. L’Atman è riconosciuto come il Sé.

È il Testimone che osserva i tre stati di veglia, di sogno e di sonno profondo. (1)

Lo Spirito, il principio fondamentale dell’essere, è il testimone, l’eterno soggetto che include ogni oggetto in se medesimo. Completamente libero dagli effetti, dalle cause e dalle azioni, non ha alcun sostegno se non Se stesso. Non vincolato alla legge della causalità e dello spazio-tempo, non è mai nato e, di conseguenza, non può morire.

Indistruttibile anche quando il corpo perisce, esso continua ad esistere come l’aria dentro la brocca continua ad esistere anche quando la brocca si rompe. (2)

Egli è il testimone dello spettacolo della vita, l’Uno senza secondo, che è precedente a tutto il creato ed è eterno e immutabile.

Colui che è eternamente radioso, è celato in tutti gli esseri. Esso pervade ogni oggetto conoscibile ed è il Sé interno di tutto. È il testimone di tutta l’azione, l’immenso rifugio di tutti gli esseri; è il Veggente puro, unico e privo di attributi. (3)

Realizzare il Testimone, che può essere tradotto liberamente con il termine 'illuminazione', è la meta delle pratiche spirituali. Nel momento della realizzazione, ogni individualità cessa di esistere e ciò che rimane è la diretta esperienza della Realtà che è al di là dell’individuale ed è la sorgente e la sostanza di tutto ciò che esiste.

Colui che conosce tutto ciò che accade negli stati di veglia, di sogno e di sonno profondo, colui che è consapevole della presenza o dell’essenza del pensiero…colui che è il supporto dello stesso senso dell’io, è l’Atman. (4)

Il Regista

Il regista è colui che conosce la trama della storia della vita, il copione da recitare e guida gli attori ad esprimere al meglio la loro parte.

Corrisponde al corpo causale (B), l’anima (C), che è il ricettacolo di tutte le esperienze dell’uomo, delle buone e delle cattive tendenze e dei semi dei desideri, le cause di ogni incarnazione (D). Ad ogni nuova esperienza (reincarnazione), questo corpo determina le condizioni ambientali e le caratteristiche dei nuovi involucri da utilizzare in base al Karma, in modo da avere le condizioni perfette per sperimentare ciò di cui ha bisogno per evolversi.

Esso va oltre sia della materia, sia della mente.  È il filo che nello spazio-tempo unisce tutte le esistenze, il portale per entrare nella coscienza superiore, in quanto collega la coscienza individuale a quella cosmica.

Senza una comprensione chiara della commedia in cui svolgono il loro ruolo, le persone sono strette nell’errore di essere entità individuate e sprecano le loro esistenze sballottati nelle onde della gioia e del dolore.

Quando il mistero è svelato e la commedia appare come un mero gioco, sorge la convinzione che voi siete Lui e Lui è voi. Pertanto cercate di conoscere la Verità dietro alla vita, cercate i Principi Fondamentali della Realtà. I ricercatori di Jnana (Conoscenza) devono essere consci di questo, sempre. (5)

Gli Attori

L’attore che recita la storia predisposta dal regista, a seconda dei semi karmici che in quel preciso spazio-tempo sono giunti a maturazione, è l’io, che è completamente identificato con la sua parte (Io sono questo).

Egli deve affidarsi alla regia e seguire i consigli del regista perché la rappresentazione della vita segua il copione e scorra senza intoppi, ma se non ascolta le sue direttive e si perde nei vari stimoli esterni, avviene il caos, che può essere ricomposto solo attraverso la sofferenza.

In conseguenza del triplice dolore (Duhkha)(E) nasce il desiderio di conoscere i mezzi atti a contrastare tale oppressione. Se si obietta che questo è inutile, esistendoci per questo mezzi evidenti, risponderemmo che ciò è errato, avendo tali mezzi un valore relativo e non essendo definitivi. (6)

È la sofferenza ci fa avvertire tutta la nostra incompletezza di individui che vivono nella limitazione e nella frammentarietà e ci fa decidere di intraprendere la ricerca interiore, quella ricerca che ci porterà a ritrovare ciò che siamo veramente: il Testimone, lo Spirito Puro, eternamente in Pace.

Non lasciare che un giorno vada via
senza strappargli il suo segreto, grande o breve.
Sia la tua vita
desta scoperta quotidiana. (7)


Sathya Sai - Jnana Vahini
Vivekacudamani, sutra 134
Svetasvataropanisad
Vivekacudamani, sutra 126 e 129
Sathya Sai - Jnana Vahini
Isvarakrishna- Le strofe del Samkhya v.1
Ramón Jiménez - Eternità, Pietra e Cielo


Note:

A- Le qualità della Natura, Guna, sono tre: sattva (equilibrio, purezza pace), rajas (attività, passione) e tamas (passività, inerzia, ottusità). Dalle loro diverse combinazioni traggono origine tutti i componenti della manifestazione.

B- Struttura dell’essere.
Secondo la filosofia Samkhya e Vedanta, l'uomo è formato da tre corpi con varie guaine:

  • il corpo causale, formato dalla guaina di beatitudine
  • il corpo sottile, formato dall’intelletto, dalla mente razionale, dall’energia vitale
  • il corpo grossolano, formato dal cibo

 

Schema tratto da “il Sé transpersonale” L.Boggio Gilot –Ed. Ashram Vidya

Ogni corpo sperimenta uno stato di coscienza diverso:

Il corpo fisico agisce nello stato di veglia ed i sensi sono le sue finestre sul mondo
Il corpo sottile sperimenta lo stato di sogno e fa esperienza degli oggetti sottili attraverso la finestra della mente che si apre sullo spazio interiore, regno dei pensieri allo stato conscio ed inconscio, delle emozioni, delle rappresentazioni mentali.
Il corpo causale esperisce il sonno profondo e sperimenta il seme, il nucleo dell’uomo, attraverso le finestre dell’anima. La percezione si rivolge alla sorgente, lo Spirito.

Al di là di questi corpi vi è il Quarto stato, in cui si realizza lo Spirito (Atman) e l’unione con l’Assoluto.

C- Il corpo causale, l’anima, contiene le impressioni delle esperienze accumulate nelle vite precedenti. Tali impressioni penetrano nei vari livelli mentali, per poi passare alla mente profonda (citta), inaccessibile all’io cosciente. Qui creano “solchi” nella psiche, che sono all’origine delle tendenze, degli automatismi e degli schemi mentali, estremamente difficili da estirpare proprio perché radicati a livello inconscio.

D- Spirito ed anima, questi due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma non rappresentano lo stesso concetto per il Vedanta. Lo Spirito è il Sé, l’Atman, il Divino, il Testimone, o comunque Lo si voglia chiamare. L’anima è il ponte fra la personalità umana ed il Divino. “La materia è il veicolo di manifestazione dell’anima su questo piano di esistenza, e l’anima su un piano superiore è il veicolo di manifestazione dello Spirito”
H.P. Blavatskij, La Dottrina Segreta

E- Per triplice dolore si intende il dolore interno (fisico e mentale), esterno (causato da altri o da eventi naturali) e divino (esseri soprannaturali, Dei), ma nessun mezzo evidente può essere definitivo nell’aiutarci a superare il dolore, perché ha un effetto e una durata limitati. L’unico mezzo definitivo è la Conoscenza.

Carla Gabbani
Insegnante di Yoga e Formatrice


Per ulteriori approfondimenti su come vivere più consapevolmente il copione della vita, leggere l’articolo “Spiritualità e salute”.

Carla Gabbani

Educatrice

Sito web: www.saivivere.it
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