Gli aspetti evolutivi dell’adolescenza. Cosa fare? - Seconda parte

Nella prima parte di questo tema abbiamo già detto delle importanti trasformazioni che avvengono all’interno del cervello dell’adolescente e che portano a conseguenze particolari che noi adulti abbiamo difficoltà a comprendere: la forte emotività e impulsività, l’atteggiamento egocentrico, la sensazione di onnipotenza, la tendenza a sperimentare e trasgredire, il confrontarsi con l’adulto e il possibile conflitto che ne scaturisce, l’allontanamento dalla famiglia per approdare al gruppo dei pari, il disordine che evidenzia la confusione, naturalmente temporanea, che regna nella sua mente. Tutto ciò rientra nella normalità.

Il problema che si pone per noi genitori è, in particolare, come possiamo aiutare i nostri figli a vivere questo momento di grande trasformazione, portandoli a costruire la loro autostima che sarà la base su cui fonderanno la vita.

Intanto, dobbiamo considerare che la nostra autorità di adulti non svanisce all’improvviso, ma, ai loro occhi, perderemo il fascino di “onnipotenza” che aveva caratterizzato la nostra relazione fino a ieri. Spesso i cambiamenti sono così repentini che ci spiazzano. All’improvviso ci rendiamo conto che nostro figlio non ci vede più come un modello da imitare e a cui adeguarsi, ma un limite da superare. Non si confronterà più con noi con lo spirito precedente, appunto, ma come un ostacolo con cui confliggere.

È necessario, comunque, non disperare:

Il conflitto, non la guerra, come va sempre ricordato, è un elemento quasi indispensabile per la loro crescita, in quanto gli consente di riconoscersi fuori dalla dipendenza dagli adulti e tentare nuove esperienze e nuove sfide. 1

Il nostro obiettivo primario è quello di non interferire negativamente nello sviluppo del nostro ragazzo e ciò significa aiutarlo a costruire la propria autostima, come si è detto prima. A questo riguardo, è essenziale saper bilanciare amore e disciplina.

Oggi assistiamo a comportamenti genitoriali che non sono autorevoli come quelli di un tempo. Si tende ad oscillare tra imposizione e lassismo. C’è, poi, una sorta di “giovanilismo” da parte dei genitori che competono con i propri figli nel voler apparire degli eterni ragazzi, il che pregiudica l’autorevolezza del loro ruolo.

Spesso si sente dire da qualche genitore: “Io sono amico di mio figlio.” Questo atteggiamento non è funzionale né utile nella relazione con i nostri adolescenti, i quali hanno già i loro amici di elezione e hanno bisogno di vedere in noi degli adulti in grado di guidarli e di proporre uno stile di vita maturo.

Il genitore amico manda gli adolescenti in uno stato di confusione… si crea un cortocircuito generazionale che destruttura le reciproche posizioni sul piano sia emotivo che educativo… È come se gli adulti volessero impadronirsi di quell’età magica che hanno ormai lasciato alle spalle, sacrificando il loro compito educativo.2

Invece di competere con loro cercando di imitarli, è necessario riappropriarsi del nostro ruolo di educatori, rendendoci conto che sono necessarie delle norme disciplinari che stabiliscano le cose che si possono fare, quelle che non si devono fare e quelle su cui si può essere elastici. Ora che stanno diventando grandi si può “negoziare” con loro, spiegando, davanti ad un “no” deciso, i motivi che ci inducono a pronunciarlo. È, però, fondamentale essere coerenti nei propri comportamenti, altrimenti si rischia di essere poco credibili. Quando si ricorre ad un divieto, non bisogna rimangiarselo.

L’incoerenza li indurrà a pensare che possono fare a modo loro. Più cedete e più vi metteranno alla prova. L’incoerenza dà a loro più controllo; e voi perdete terreno. Il vostro compito diverrà più duro ogni volta che cederete… Se sanno che il vostro “NO” significa “NO” capiranno il messaggio e rinunceranno alla fatica di manipolarvi. Siate coerenti! 3

Allo stesso tempo, il loro senso di sicurezza sarà potenziato, poiché sapranno cosa aspettarsi da voi, quali sono i valori che applicate e, di conseguenza, chiedete loro di applicare. Affronteranno, perciò, più facilmente le loro difficoltà adolescenziali, confidando nel porto sicuro che voi rappresentate per loro.

L’esempio

Non ci si stancherà di ripetere quanto sia importante l’esempio che diamo ai nostri figli attraverso il nostro comportamento. Non possiamo chiedere loro di essere onesti, di non dire bugie, di comportarsi correttamente, se poi noi non lo facciamo. Loro si sentiranno autorizzati a fare altrettanto e perderemo la nostra credibilità. È, poi, fondamentale rispettare le loro inclinazioni naturali, senza forzarli a seguire le nostre aspettative. Spesso vorremmo che loro realizzassero ciò che non siamo riusciti a realizzare noi, ma questo è da evitare assolutamente, perché i nostri ragazzi non sono una nostra estensione, piuttosto degli esseri a sé, indipendenti da noi.

Se un genitore ha aspettative sui propri figli sta sbagliando il movimento. Probabilmente, da bambino, ha dovuto fronteggiare lui stesso le attese e le speranze che la sua famiglia ha caricato su di lui. 4

È rilevante, al riguardo, ciò che ha detto il campione di tennis Jannik Sinner, dopo una sua vittoria:

Ringrazio soprattutto la mia famiglia. Vorrei che tutti avessero dei genitori come i miei: mi hanno permesso sempre di scegliere, non mi hanno mai messo sotto pressione e auguro a tutti i bambini di avere la libertà che ho avuto io.

Inoltre, per favorire la loro autostima dobbiamo abituarli ad affrontare il mondo attraverso una graduale autonomia, lasciandoli liberi di decidere sulle cose che, pian piano, ci renderemo conto che sono alla loro portata.

Ricordiamo poi che un adolescente, per costruire la propria autostima, ha bisogno di vedere riconosciuti i propri sforzi e le proprie conquiste. Il genitore che si accorge, pur nell’alternarsi di alti e bassi, di come sta maturando il proprio figlio e gliene dà atto, gli permette di sentirsi apprezzato e più sicuro di sé. È bene, a quel punto, dimostrargli fiducia, comunicandoglielo apertamente, “Io mi fido di te perché vedo che ti comporti da persona responsabile…”

Questo farà crescere la sua autostima e migliorerà il rapporto tra di voi, generando una fiducia reciproca.

Bruna Caroli
Professoressa in Economia, Psicologa, Mediatrice e Armonizzatrice familiare, Educatrice ai Valori Umani

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  1. Daniele Novara Mollami, BUR Rizzoli, 2025, pag. 56
  2. Daniele Novara Mollami, BUR Rizzoli, 2025, pag. 93
  3. Rita Bruce, Sathya Sai Baba e l’Educazione dei Figli, 2004, Mother Sai Publications, pagg. 93/94
  4. Maria Rita Parsi dal web
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Le emozioni in famiglia - Seconda parte

Innanzitutto, vorrei partire da dati scientifici che ci facciano comprendere cosa accade nel cervello dei nostri giovani. In passato si pensava che l’adolescenza interessasse i ragazzi dai 12 (circa) ai 17-18 anni. Oggi, proprio studiando ciò che avviene nel cervello dell’uomo che non ha completato il suo normale sviluppo, si sa che l’adolescenza dura fino ai 22-23 anni.

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Adolescenti e tecnologia: pericolo o opportunità? Parte2

Vorrei, questa volta, soffermarmi in particolare sui programmi televisivi.

Oramai, anche se non siamo in casa o non abbiamo a disposizione un televisore, con Internet basta avere un PC, un tablet o un semplice smartphone per avere accesso a tutti i programmi televisivi, che vengono anche riproposti su YouTube in modalità totale o parziale.  Quindi risulta difficile praticare il consiglio che spesso si dà ai genitori di spegnere, almeno ogni tanto, il televisore e parlare con i propri ragazzi. Da ciò nasce l’urgenza, la necessità di istruire i figli ad avere un approccio critico e consapevole con questi mezzi tecnologici e con le informazioni e i programmi da essi proposti.

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Adolescenti e tecnologia: pericolo o opportunità? -1-

 1^ Parte

Oggi la vita sembrerebbe più semplice, attorniati come siamo da tanti supporti, nella casa come sul lavoro. È effettivamente innegabile che fare il bucato, lavare i piatti, insomma, svolgere le normali “faccende domestiche” sia molto più semplice e veloce rispetto a qualche decennio fa. Così il lavoro d’ufficio. Il computer, Internet, gli smartphone, sono diventati alleati insostituibili. Oggi sarebbe impensabile farne a meno.

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