La Coerenza

La Coerenza - Vorrei che mio figlio non dicesse le bugie

Educare vuol dire “preparare alla vita”, un obiettivo a tutto tondo con rispetto all’istruzione scolastica che mira, innanzitutto, a preparare il giovane ad una professione. Ed ecco che la vita, che a sua volta diventa scuola, ci suggerisce di seguire un doppio binario. Di che cosa si tratta? Di educare “noi stessi” attraverso un percorso di consapevolezza mentre partecipiamo alla crescita di figli, alunni, o dei bambini che curiamo in base al nostro ruolo educativo. In questo modo diventa più facile, nonché naturale, trasferire le abilità che si rafforzano in noi, a loro. Un concetto, e un principio, fondamentali quando si tratta del valore della coerenza.

La prima definizione che ci viene in mente parlando della coerenza è “fare quello che dici”; si è coerenti, infatti, quando vi è un accordo tra quello che crediamo e quello che facciamo. Ma esiste un’equazione più completa che vale la pena di approfondire, una formula magica che ci ricorda la presenza del cuore. La coerenza non può, infatti, prescindere dal cuore; è il cuore la sede dei nostri valori, è il cuore che soppesa i nostri intendimenti e collabora con l’intelletto quando si tratta di discernere, scegliere e agire. Il guaio è che nessuno ce lo ha mai detto, e perciò raramente ci viene in mente di fare un vaglio con il cuore prima di passare all’azione.

La definizione migliore di coerenza non ci indica quindi un binomio testa-mani, ma il triplice abbinamento di testa, cuore e mani. Se quello che penso è allineato al mio sentimento e si traduce in un’azione corrispondente, la mia coerenza si trasforma in un grado di integrità che non può che dar vita ad una profonda armonia interiore, consolidando, nel contempo, altri valori quali soddisfazione, autostima e rispetto per sè stessi.

I valori umani sono inanellati tra di loro, ne pratichi uno e gli altri seguono come d’incanto.

Tradurli in qualcosa di tangibile affinché i bambini possano comprenderli bene, e farli propri, è compito del nostro stesso agire. Come sappiamo, infatti, e non smetteremo mai di ripeterlo, essi imparano soprattutto da ciò che vedono fare a noi. Diventa allora inderogabile prendersi il tempo per stillare la propria scala di valori, e farsi un’esamina con rispetto alla propria coerenza, chiedendosi, per esempio, se rispettiamo i nostri princìpi, o se le nostre sono solo vane parole. Se scopriamo che siamo incoerenti bisogna poi chiedersi se è perché ci manca la forza di volontà, o se siamo semplicemente un po’ pigri. Forse scegliamo troppi compromessi per convenienza, o perché è più facile evitare il confronto? Scavando più a fondo ci si troverà, infine, di fronte alle domande più coraggiose: “Mento a me stessa?” e/o “Se mio figlio si specchia in me, cosa vede?” Fare i conti con la propria coerenza non è facile, al contrario, ma ci premia con l’autenticità.

Tre cose

Il prof. Mark Lipman1, nel libro “Filosofia in classe”, mette a fuoco il tema della coerenza spiegando in modo formidabile la dinamica dell’imitazione che s’instaura tra genitori e figli (per estensione tra insegnanti e alunni), e che si può riassumere come segue:

Quando i ragazzi vogliono sapere cosa sia giusto fare (e lo vogliono sapere) non sempre te lo chiedono. Ti osservano. Diciamo che parli spesso dell’importanza dell’onestà. E notano che rispetti la proprietà altrui. Essi non imparano due cose ma tre:

  • 1) di essere fautore dell’onestà, proprio come te;
  • 2) di rispettare la proprietà altrui, proprio come te; e
  • 3) che è giusto che le azioni siano coerenti con pensieri e parole – perché tu agisci così.

Ma supponiamo che vai in viaggio con loro e che ti vedano nascondere un asciugamano dell’albergo in valigia… Impareranno sempre 3 cose:

  • 1) continueranno ad essere fautori dell’onestà, proprio come te;
  • 2) non saranno in grado di praticarla, proprio come te;
  • 3) crederanno che ciò che si dice e ciò che si fa non devono corrispondere, che, al contrario è giusto che ci sia una incoerenza tra il ‘dire e il fare’.

Nella sua semplicità questo passaggio ci dice tutto: non solo perché enfatizza l’impatto del nostro comportamento sui più piccoli, e di conseguenza la nostra responsabilità, ma perché evidenzia in che modo la coerenza tra ciò che si pensa, si dice e si fa, insegna a ‘ragionare bene’, con una giusta sequenzialità logica. Crescere nella coerenza aiuta pertanto il bambino a “non dire bugie”, ma anche a pensare bene e formulare pensieri chiari, caratteristiche essenziali per scegliere, fare e vivere bene. Getta le basi per lo sviluppo di una personalità dotata di integrità morale, e poiché si fonda sulla verità, (essere coerenti infatti non vuol dire altro che essere veritieri con se stessi), rafforza il rapporto con la propria coscienza, quel “cuore” di cui riconosce l’inevitabile peso e importanza.

La formula “testa + cuore + mani = coerenza e unità con se stessi”, modella il carattere a 360 gradi. Quando i genitori ne sono un esempio essi diventano un riferimento di stabilità e sicurezza per i propri figli, nonché “salvagente” in grado di aiutarli a mantenersi a galla nei momenti più critici.

Suzanne Palermo
Illustratrice, Scrittrice ed Educatrice ai Valori Umani

Vai a scoprire ai seguenti link del materiale didattico interessante per bambini

www.martyswatch.com/schede/0609/26_carattere_valori_umani.pdf
www.martyswatch.com/schede/0306/09_carattereFiore.pdf

Redazione

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