Scienza e Fede - Seconda Parte
La natura è costruita in maniera tale che non c'è dubbio
che non possa esser costruita così per un caso.
Più uno studia i fenomeni della natura,
più si convince profondamente di ciò.
Esistono delle leggi naturali di una profondità e
di una bellezza incredibili. Non si può pensare che tutto ciò
si riduca ad un accumulo di molecole. (…)
Più ci guardi dentro, più capisci
che non ha a che fare col caso.
__Carlo Rubbia (1934), premio Nobel per la Fisica 1984
Il Campo Unificato è ciò che gli antichi chiamarono “spirito” o addirittura “giv”, da cui viene la parola “divus” e “Dio”. Un Dio inconsapevole e assente a se stesso, come la Volontà di Schopenhauer? No: “Allora cos’è se non è né materia né energia? Secondo Arthur Eddington ‘la materia sostanziale del mondo è la stessa materia della mente, cioè la Coscienza’ ”. (9)
E qui diviene indispensabile considerare gli studi di Federico Faggin, fisico e tecnologo di fama internazionale, inventore di strumenti di cui ormai la società non riesce più a fare a meno, quali il touch screen e del microprocessore. Da anni egli sta investigando sul "problema" della coscienza, collaborando con vari altri fisici teorici. Le sue conclusioni ci portano alle considerazioni seguenti: la coscienza può essere descritta come la capacità di saper di esistere attraverso il libero arbitrio. Essa è un campo quantistico stabile e coerente con se stesso, in cui causa ed effetto non esistono in correlazione temporale ma sono coincidenti (ciò è tipico dei campi quantistici o per esempio dei fotoni, quando questi non sono perturbati da nessun osservatore). La coscienza si relaziona con la dimensione del mondo materiale (lo definiremmo meglio “dell’apparenza solida”), ove il tempo esiste, e quindi causa ed effetto sono allineati temporalmente, attraverso il cervello, il quale non è la causa della coscienza, ma piuttosto un mezzo di contatto dei due campi quantistici coscienziale e materiale.
I vari campi quantistici coscienti sono tra di loro interconnessi, anche perché nessun campo quantistico finisce esattamente in un punto dello spazio tempo, ma continua indefinitamente; ciò nondimeno, sono impenetrabili come informazioni quantistiche e “incopiabili”; l'unico modo che hanno di interagire nel mondo “solido” è attraverso i simboli (trasmissioni “normali” d’informazioni, suoni, simboli geometrici e così via). Essi usano i corpi per vivere esperienze e progredire nella loro evoluzione/trasformazione entropica. Può un batterio avere coscienza? Evidentemente il livello di coscienza è strettamente correlato alla complessità della struttura neuronale organica; perciò un batterio avrà un livello di coscienza estremamente basso, al limite della totale inconsapevolezza, non avendo un sistema nervoso; ma ciò non vuol dire che sia privo di vita, ovviamente.
L'Universo, effettivamente ha una sorta di equilibrio e di struttura che potrebbe (il condizionale è prudenziale) sottintendere ad una supervisione coscienziale di altissimo livello, della quale ognuno di noi fa parte, insieme ad un’ infinita altra moltitudine di campi coscienziali. Forse sarebbe più corretto dire che a creare ciò che chiamiamo “realtà” è l'insieme di tutte le coscienze; e quella realtà è ciò che noi vediamo come tale attraverso i corpi organici. “Nel modello che propongo - dice il Faggin - la coscienza, il libero arbitrio e la vita esistono fin dall'inizio, come semi all'interno di un Tutto olistico che contiene anche le proprietà fondamentali che permettono l'evoluzione dell'universo inanimato. Secondo tale modello, gli organismi viventi sono fenomeni sia quantistici sia classici, mentre la coscienza e il libero arbitrio sono fenomeni puramente quantistici: ragion per cui il computer classico non potrà mai essere cosciente. Quanto alla morte, essa riguarda solo il corpo, non la seity, che è la nostra essenza quantistica» (10)
Questa idea combacia – ancora una volta con le moderne riflessioni di Hegel e di Jung, ma anche con certe “intuizioni” degli antichi veggenti vedici, come pure di molti pensatori e mistici cristiani, quali Cusano o Sibelius, e di certi classici della Filosofia greca, come Parmenide, che vedeva, alla base di tutto ciò che muta e scompare, la necessità di un essere statico e privo di materia mutevole, e rispetto al quale il mondo corrente delle forme non è che pura “illusione”, inganno dei sensi. Si pensi pure a certi mistici indiani, che già nel settimo secolo a. C. concepirono lo zero, non solo come assoluto necessario al pensiero matematico, ma come rivelazione di uno stato fondamentale del Creato.
Ma la cosa più sorprendente è che certi mistici di ogni zona del Mondo azzardarono questo pensiero culminante ed estremo, e cioè che l’Essere Fondamentale doveva coincidere con un “Nulla”… che in realtà era alla base del Tutto: una pura Coscienza, beata e inestesa, da cui ogni estensione – momentanea, transitoria - promana.
Credetemi, tutto quello che fino a oggi abbiamo chiamato caso, non avrà alcun significato. Per me è chiaro che siamo in un piano governato da regole create e non determinate dalle possibilità universali, Dio è un gran matematico.
__Mikio Kaku, Fisico, fondatore della teoria delle stringhe, scopritore dei tachioni
Ora, un astrofisico di meritata fama, come l’indimenticato Hawking, diceva: “Non c’è bisogno di Dio, per far partire la formazione dell’Universo”. Ma è come dicevamo all’inizio: bisogna qui comprendere che cosa s’intende con la parola “Dio”. Probabilmente Hawking pensava ad una qualche forma di “Persona”, più o meno antropomorfa, che presieda alla Creazione come un manager umano presiede alla formazione di un’impresa.
Al modo stesso, esistono altri intellettuali paradossali, come il matematico Odifreddi: una volta, fu intervistato da una giornalista, al termine di una lectio magistralis al Teatro Savoia di Campobasso; poiché aveva affermato continuamente l’esistenza di un ordine preciso nelle cose, l’intervistatrice, acutamente, gli aveva chiesto come ciò si conciliava col suo conclamato ateismo; la sua risposta fu: “Io non credo in Dio, ma credo nel Logos” (!) Ancora una volta ci ingarbugliamo nelle parole: Odifreddi ha semplicemente scelto un’altra parola – “Logos” – per definire ciò che altri chiamano “Dio”. Cambiare le parole non cambia la sostanza delle cose, e neppure l’inesorabile percorso del Pensiero.
La matematica, da sempre, suggerisce la presenza di una mente ordinatrice. Questa fu già l’intuizione di Pitagora che – ripresa da Galilei molti secoli dopo, e spogliata della sua componente magistica – gettò le fondamenta della scienza moderna. Ma, attenzione: quando Galileo – e dopo di lui Newton – scoprono che i fenomeni naturali si basano su costanti matematiche, non stanno facendo altro che rivelare la presenza di una razionalità nella Natura. Intendiamo dire – facendo l’esempio più semplice – che se il Mondo fosse caso e caos, l’acqua dovrebbe raggiungere l’ebollizione ogni giorno ad una temperatura diversa; invece bolle sempre alla stessa temperatura. E così tutti gli altri fenomeni misurabili: corrispondono sempre a rapporti matematici costanti. (13) Sgomberiamo subito il dubbio che quei rapporti siano solo interni alla mente umana (dubbio di per sé assai sciocco, in verità, poiché è evidente che la mente umana scopre quei rapporti, osservandoli e misurandoli; non li crea di sicuro). Ma la meravigliosa armonia matematica esiste, oramai con certezza, anche a livelli molto più complessi. Ad esempio, ci si è accorti che la sezione aurea e la progressione di Fibonacci si ritrovano in strutture naturalissime, come la disposizione dei semi del girasole, o le scaglie delle pigne. Insomma tutto sembra disposto da una Mente architettonica e – appunto - matematica.
II noto Fisico teorico Michio Kaku ha addirittura dichiarato di aver trovato la prova dell’azione di una forza che “governa tutto”. Tutto questo, per lui, potrebbe comprovare l’“esistenza di Dio”! (14)
Per raggiungere le sue conclusioni , il fisico ha utilizzato un “primitivo di tachioni semi-radio”, con una nuova tecnologia, creata nel 2005. In sintesi, i tachioni sono particelle “teoriche” (15) capaci di separare la materia dal resto dell’universo. Così, un piccolo punto nello spazio può, per la prima volta, essere totalmente libero dalle influenze dell’universo. Michio Kako osservò che, in questo punto, nel profondo caos, esiste un ordine misterioso che dirige la formazione dell’universo e della vita. Egli definisce quest’ordine “una specie di Matrix”.
C’è un’altra meravigliosa conclusione della recente Fisica quantistica: tutte le forme di questo mondo sono connesse, in un flusso mutevole e intercambiabile di informazione-energia-materia. Siamo come – diceva Vittorio Marchi – nodi di un'unica rete (16). E questo non solo conferma la primigenia intuizione di Parmenide, ma dà un senso “scientifico” a certi comandamenti eminentemente religiosi come il famoso “ama il prossimo tuo come te stesso”. Nel qual caso quel “come te stesso” non va inteso come un complemento di paragone, e neppure come un complemento di modo, ma piuttosto come un’apposizione. Significa, cioè: “Ama il prossimo tuo in quanto è te stesso”. Il Cristo, qui, rivelerebbe ai suoi discepoli una legge cosmica, per cui tutto ciò che facciamo in questo mondo si inscrive in una sorta di economia del Bene e del Male che ha influenza sull’intero equilibrio del Cosmo; e ciò dà pure senso a quella profonda riflessione di un filosofo mistico come Pascal: “Se aggiungo una goccia all’oceano, il livello si alza.
Se tolgo una goccia dall’oceano il livello si abbassa”, per cui qualunque atto umano, per lieve e nascosto che sia, va a comporre una “collaborazione” del singolo alla costruzione o alla de-costruzione della Vita cosmica. “Se avete pensato alla donna d’altri desiderandola, voi avete già commesso il peccato”, dice il Cristo: “… chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore”(17). Già il semplice progetto di creare disordine, crea il prototipo, il paradigma, la “forma” del disordine stesso, che interagisce con l’Informazione fondamentale del Cosmo.
Insomma, siamo “fratelli” perché siamo costituiti e sorretti dalla stessa “essenza”: un'unica Forza creante fa battere il nostro cuore, fa dilatare i nostri polmoni, dirige tutti i nostri organi nel compimento di lavori così meticolosi che noi stessi, nella nostra “interezza”, non sapremmo svolgere. Può assimilarsi questa Forza essenziale ed onnipervasiva, che anima ogni forma di vita, a quella “scintilla divina” che ci rende immagine e somiglianza del Creatore, di cui ci parlarono le suore durante il catechismo? Diremmo di sì.
Non esiste un teorema scientifico che neghi l’esistenza di Dio.
Neppure un esperimento che dimostri che Dio non c’è.
Dio è tutto. Qualcosa di infinitamente più grande
della stessa scienza.
__Antonio Zichichi, fisico, già presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
Ma c’è di più: non qualche ignorantello da bar, ma degli eminenti fisici, premiati col Nobel, traggono conclusioni “para-religiose” da esperimenti recenti; tipo quello – clamoroso – sullo spin di due particelle subatomiche separate e portate a distanze enormi l’una dall’altra. Si è notato che se s’inverte lo spin (18) dell’una, immediatamente (sottolineiamo: immediatamente) lo spin dell’altra si adegua, e si mette in sintonia. Se questo accade a migliaia di chilometri, è facile concludere che accadrebbe la stessa cosa se i chilometri fossero milioni (19) . Ciò ha portato a considerare la seria possibilità che certi moti cosmici abbiano una velocità superiore a quella della luce; in sostanza, tendente all’infinito.
Brian Josephson (20) ne inferisce quanto segue: in presenza di una velocità tendente a infinito, il tempo scompare, o meglio, diviene una pura percezione soggettiva, relativa al nostro limitato sistema percettivo:
V= S/T, cioè: T=S/V .
Se la velocità (V) tende ad infinito, T (tempo) è uguale a 0 (giacché qualunque grandezza rapportata all’Infinito dà luogo a zero). Cioè non esiste il tempo “in sé e per sé”.
Non solo: la stessa fine fa lo Spazio:
S=V*T (ove V è la velocità media tendente ad infinito).
Quando V tende ad infinito, la grandezza T (per quanto detto prima) si azzera. E il valore di S (spazio) si azzera a sua volta, poiché qualunque grandezza moltiplicata per zero dà luogo ad uno zero.
Il che vuol dire che – se il Cosmo a sua volta è una pura fondamentale Coscienza - essa non percepisce alcun tempo né alcuno spazio. A percepire queste grandezze è la nostra coscienza limitata da un sistema percettivo legato alla materia finita del corpo.
Spieghiamoci: se io desidero percepire la stanza in cui mi trovo dal punto di vista opposto al mio, dovrò spostare fisicamente il mio sistema occhio-cervello, percorrere lo spazio che mi separa dalla parete opposta, e percepire il tempo come durata del movimento. Ma se invece io potessi sistemare la mia coscienza in ogni singolo punto dello spazio di questa stanza, se cioè la mia coscienza fosse onnipervadente, io percepirei la stanza come parte del mio io, e non avvertirei lo spazio, né il tempo necessario alla sua percorrenza.
Come non ricordare Sant’Agostino, il quale intuì che per Dio lo spazio e il tempo non esistono (“Dio vive in un eterno presente”), appunto perché la Sua Coscienza è onnipresente ed onnipervadente?
Qualcosa di simile – e di più specifico - al concetto fisico di Campo Unificato, l’abbiamo nel concetto di Campo Morfogenetico, com’è stato rielaborato dal Biologo Rupert Shaldrake. (21)
Sergio Sammartino
Studioso di Filosofia della Scienza, pubblicista
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Note:
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