Carla Gabbani

Carla Gabbani

Educatrice

URL del sito web: https://www.saivivere.it

Un viaggio attraverso la Saggezza delle Upaniṣad

Mandukya Upaniṣad

Come il suono Om vibra in ogni dimensione, così il Sé risplende in ogni stato dell’essere. E nel silenzio oltre i suoni, Egli solo dimora, indiviso, eterno.

Le persone tendono a cercare la propria felicità all’esterno, negli oggetti mondani, le Upaniṣad, testi sacri dell'Induismo che trattano temi filosofici e spirituali, dall’altro lato ci insegnano che essa non deve essere ricercata nelle cose del mondo, perché ogni cosa, incluse le relazioni, è fugace e ciò che è transitorio non potrà mai darci gioia o pace.

Le Upaniṣad non parlano alla mente analitica dell’individuo, ma il loro scopo è quello di volgere la coscienza dell’essere all’interno, così da trovare la Verità Ultima. Esse insegnano l'identità dell'Atman (Spirito individuale) con il Brahman (Spirito Universale) e il loro metodo investigativo è la sperimentazione/realizzazione che il soggetto fa su se stesso (non sugli oggetti esterni come farebbe uno scienziato) perché la Suprema Realtà dimora in noi.

L’uomo guarda all’esterno per trovare ciò che è dentro e non vede quello che già si trova in lui. (1)

La Mandukya Upaniṣad, composta da solo 12 versi ma densa di concetti profondi, è particolarmente significativa perché invita a una riflessione profonda sulla natura della Realtà, sulla Coscienza e sull'unione del sé individuale con l'Assoluto, offrendo una visione integrata dell'esperienza umana e dell'esistenza.

Questa Upaniṣad è il nucleo del Vedanta, la più profonda di tutte e la più importante, perché ha il pregio di bastare da sola a condurre l’uomo alla Salvezza…Essa insegna la filosofia essenziale, nei termini più concisi. Non si riferisce minimamente all'attività (karma) o ad argomenti affini e si occupa esclusivamente della scienza che riguarda la vera natura del Principio Atmico (Atmatattva). (2)

Il punto di partenza è un’affermazione tanto semplice quanto straordinaria:

Hari OM! OM è tutto questo. (Segue infatti) una chiara spiegazione: ciò che è passato, presente e futuro, è realmente OM. E anche ciò oltrepassa questa triplicità temporale, in verità è sempre OM. (3)

Per spiegare questa intuizione, il testo introduce una struttura in quattro “quarti” del Sé, che corrispondono ad altrettanti stati della coscienza: la veglia, il sogno, il sonno profondo e 'il Quarto', che è oltre e sottostante gli altri tre stati.

Lo stato di veglia è caratterizzato da un orientamento verso l’esterno: qui il soggetto si rapporta al mondo sensibile, identificandosi con il corpo fisico e con la realtà del mondo materiale. Corrisponde all’esperienza comune quotidiana, ma questo livello, che comunemente consideriamo “reale”, non è che una modalità della Coscienza, non il suo fondamento.

Il secondo stato è quello del sogno, in cui la Coscienza si volge all’interno e costruisce un mondo autonomo fatto di immagini, ricordi e simboli. La distinzione tra sogno e veglia, apparentemente netta, si attenua: entrambi sono mondi esperiti, entrambi dipendono dalla Coscienza che li illumina. Il sogno rivela così la capacità della mente di generare realtà senza il supporto dei sensi, insinuando il dubbio che anche la veglia possa avere una consistenza meno solida di quanto appaia.

Il terzo stato è il sonno profondo, privo di contenuti e differenziazioni. Qui non vi sono né oggetti né soggetti, né desideri né immagini. È uno stato di unità indistinta, in cui la dualità è sospesa. Tuttavia, questa unità è inconsapevole: non vi è consapevolezza di tale condizione e proprio per questo essa non può essere identificata con la Liberazione. Il sonno profondo rappresenta una forma di non-dualità ancora immersa nell’ignoranza.

"Il Quarto", chiamato Turīya, è lo sfondo, la base che trascende i tre stati comuni di coscienza.  Esso non è uno stato nel senso ordinario, né una condizione psicologica tra le altre. Turīya è la Coscienza pura, priva di oggetto, non rivolta né all’interno né all’esterno. Non può essere descritto positivamente perché trascende l’intelletto e la mente, ma solo indicato per negazione: non è percepibile, non è pensabile, non è definibile, e tuttavia è ciò che rende possibile ogni esperienza. È il fondamento silenzioso su cui si dispiegano tutti gli stati precedenti.

Il suono sacro Om (AUM) funge da sintesi simbolica di questi stati. Le tre lettere — A, U, M — corrispondono rispettivamente alla veglia, al sogno e al sonno profondo. Il Silenzio che segue il suono rappresenta Turīya: non un vuoto negativo, ma la Pienezza originaria da cui tutto emerge e a cui tutto ritorna. Come il Silenzio sostiene e trascende il suono, così la Coscienza pura sostiene e trascende ogni esperienza.

L’Assoluto si identifica con il suono OM e le lettere in cui il suono si scompone, AUM, rappresentano questi tre stati e ciascuno ha un suo ruolo particolare nella sadhana. Meditando su A si ottiene la soddisfazione di tutti i desideri, sulla U si accresce la conoscenza e sulla M si raggiungerà la fusione totale con l’Assoluto. Le tre lettere procedono l’una dall’altra ed infine si fondono in una risonanza priva di lettere che sfuma nel silenzio. Questo silenzio è il simbolo della fusione dell’individuale nell’Universale, che si realizza dopo aver rimosso le limitazioni dei nomi e delle forme.

La consapevolezza di uno o più stati è una conoscenza incompleta che favorisce unicamente una verità parziale. Solo quando si realizza il quarto stato, si raggiunge la conoscenza della Realtà Assoluta. Lo sviluppo della consapevolezza può essere chiarito meglio attraverso un esempio: la visuale che si può avere dal pianterreno di un palazzo è simile allo stato di veglia; la più ampia prospettiva del secondo piano, rappresenta lo stato di sogno; la visione ancora più completa del terzo piano è quella dello stato di sonno profondo, ma la visione panoramica che si può godere solo salendo sul tetto, è il quarto stato, il Silenzio, Turiya. (4)

Nello sperimentare i vari Stati, l’identità personale, comunemente intesa come insieme di corpo, mente e stati psicologici, viene scomposta e analizzata. Ciò che noi siamo, in verità, non coincide con nessuna delle nostre esperienze, ma con “quello” che le rende possibili: la Coscienza stessa. Non siamo ciò che vediamo, né ciò che sogniamo, o che ignoriamo nel sonno profondo; siamo il Principio che illumina tutte queste condizioni.

Da questa prospettiva, La liberazione non è né una trasformazione, né un evento futuro, ma il riconoscimento di Ciò che è sempre stato presente non più velato dall’identificazione con i contenuti della Coscienza.

Carla Gabbani
Insegnante di yoga e formatrice

-----------

  1. Katha Upanishad, 2.1.1
  2. Sathya Sai, Upaniṣad Vahini
  3. Mandukya Upaniṣad, I mantra
  4. Swami Rama, Mandukya Upaniṣad-Enlightenment without God
Leggi tutto...

Il silenzio, un cammino verso il Sé - prima parte

Il silenzio non è un vuoto da temere, ma uno spazio da abitare. È lì che Dio si fa vicino, non come parola, ma come respiro. (1)

Il valore del silenzio viene insegnato in ogni tradizione religiosa. Lo ritroviamo nelle Upanishad, nelle parole del Budda, negli insegnamenti della Bhagavad Gita, nelle parole dei Mistici e dei grandi Maestri. Ognuno di loro ci ricorda che la pratica del silenzio è indispensabile al nostro sviluppo spirituale, perché il silenzio è la soglia attraverso cui si accede al Sé, al Divino, alla Pace.

Leggi tutto...

L’eterna Ricerca dell'uomo

L'eterna ricerca dell'uomo descrive il desiderio profondo e continuo dell'essere umano di trovare risposte ai grandi misteri della vita. È un percorso individuale rivolto a conseguire uno stato di pace duraturo, ad esplorare e comprendere il proprio sé, la propria connessione con il mondo e con gli altri e a ricercare un significato più ampio della vita, che vada oltre il corpo, i ruoli, i pensieri, fino all’Essenza più vera: il Sé. Il desiderio per questa Ricerca nasce da una spinta, una tensione innata, anche se spesso inconsapevole, verso l’unità con il Tutto nella Verità Ultima.

Leggi tutto...

La mente e lo Yoga - Prima parte

La mente è per sua natura instabile ed irrequieta e ciascuno può sperimentarlo qualora si ponga l'obbiettivo di acquietarla.

Nella Bhagavad Gita Arjuna esprime a Krishna i suoi dubbi sulla possibilità di controllare la mente, con queste parole:

La mente è per sua natura agitata, o Krishna; essa è possente, turbolenta, indomabile e, come il vento, difficile da essere sottomessa. (1)

Leggi tutto...

Cittadini di due mondi

L'esteriorità non ha significato se non in quanto serve all'interiorità. (1)

Le persone tendono a cercare la propria felicità all’esterno, negli oggetti mondani, i saggi dall’altro lato, insegnano che essa non deve essere inseguita negli oggetti del mondo, perché ogni cosa, incluse le relazioni, è fugace e ciò che è transitorio non può dare gioia o pace.

Ci raccomandano di guardare all’interno di noi per trovare quello che è eterno e dicono: “L’uomo guarda all’esterno per trovare ciò che è dentro e non vede quello che già si trova in lui.

Leggi tutto...

Nascere e rinascere

La nascita non è mai sicura come la morte. E questa è la ragione per cui nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno. (1)

Il nascere, il venire al mondo è un evento che può essere interpretato a due livelli di comprensione: l'uno prettamente empirico e spazio-temporale, come un preciso riferimento all’evento fisiologico dell’uscita dal grembo materno e come inizio della partecipazione individuale all'esistenza; l'altro simbolico, iniziatico, esoterico ed è qui che la nascita diventa rinascita. Rinascere, attraverso il prefisso “ri”, esprime un accadere di nuovo, un consolidamento in cui si sceglie, si vuole, si accoglie una trasformazione e questo processo implica una selezione continua, implica una responsabilità nei confronti di noi stessi. La rinascita è una crescita attraverso la quale ci rinnoviamo ad ogni istante, lasciando andare i nostri bagagli pesanti, i nostri schemi e le nostre identificazioni che ci precludono la Vera Identità. È un impegno costante all’incontro con noi stessi, che ci porterà a nascere, finalmente, nella dimensione spirituale.

Leggi tutto...

La Luce e l’Ombra

Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta. (1)

Nel mondo della nostra visione offuscata delle cose, regna la notte dell’ignoranza che avvolge totalmente l’essere. Ma la notte tiene nel suo seno l’aurora nel ciclo costante di luce e buio, di successioni di illuminanti rivelazioni e cupi momenti, finché non giungerà definitivamente la Luce nella Sua grandezza di Amore e Conoscenza. Sono le notti divine, i momenti di ombra, che operano per la nostra crescita.

Leggi tutto...

Il libero arbitrio e la Bhagavad Gita

Con la parola “arbitrio” s’intende, comunemente, la facoltà dell'uomo di decidere delle proprie azioni e della propria volontà, quindi libero arbitrio è la facoltà di decidere liberamente il proprio destino.

Questo tema ricorre spessissimo nelle dissertazioni filosofiche, proprio perché il tema della libertà è, da sempre, uno dei più cari all'uomo.

La filosofia occidentale si esprime su questo tema attraverso vari punti di vista, che possiamo riassumere in tre grandi correnti di pensiero.

Leggi tutto...

I doni del silenzio

La nostra anima ha bisogno di solitudine. Nella solitudine, se l’anima è attenta, Dio si lascia vedere. La folla è chiassosa: per vedere Dio è necessario il silenzio. (1)

Il silenzio non è una attitudine scontata della mente e perché diventi una presenza stabile ed amica, dobbiamo fare un lungo lavoro su noi stessi, sulle nostre abitudini mentali alla irrequietezza, alla proliferazione verbale, mentale ed emotiva, al non essere “qui ed ora”. Patanjali nello “Yoga Sutra” ci ricorda che si perviene alla pacificazione della mente ed al silenzio, solo attraverso un lavoro su di noi regolare e costante. Infatti, è solo in virtù della continuità e della perseveranza nella pratica, che diventa possibile raccoglierne i frutti.

Tra i doni più belli e significativi del silenzio, troviamo: l'osservazione di se stessi, il raccoglimento, la meditazione e la preghiera.

Leggi tutto...

Il sentiero del silenzio - parte 1

Il silenzio è cammino. Chi vi si inoltra passerà dal “tacere”, dal silenzio di parole –come esercizio ascetico-, al “silere”, al silenzio dei desideri e dei pensieri. (1)

Per noi uomini moderni che corriamo freneticamente, il silenzio, oltre ad essere una dimensione sconosciuta, di cui non vale la pena occuparsi, è anche qualcosa da evitare perché in esso emergono emozioni, ricordi, parti dell’inconscio che non si è in grado di affrontare. Nello stesso tempo, la società ci spinge ad essere sempre coinvolti in qualcosa di esteriore, a riempire il silenzio con il suono e, immersi nel rumore, travolti e confusi da una valanga di informazioni, non sappiamo come riposare o rilassarsi o come semplicemente… essere. Ma c’è una parte di noi che aspira alla quiete delle campagne, alla calma delle onde che s’infrangono sulla riva del mare, alla pace dei boschi in cui possiamo ritrovarci ed ascoltarci in uno spazio nuovo e in un tempo inconsueto in cui tutto è più lento e dilatato.

Leggi tutto...

La mente specchio del Divino

Che cosa significa l’affermazione che leggiamo nella Chândogya Upanishad e altrove: “Tu sei Brahman (Essere Supremo), Quello tu sei”, affermazione che il Buddista ripete con le parole: “Tu sei Buddha?” Questo non sarà mai un fatto di coscienza per voi, per quanto possiate esserne intellettualmente convinti, fino a quando non abbiate ridotto, con la meditazione, la mente inferiore ad essere lo specchio in cui si possa riflettere quella superiore….” (1)

Leggi tutto...

Lo spettacolo della vita

Lo spettacolo della vita: il Testimone, il regista, gli attori.

Il Testimone

Lo Spirito che dimora all’interno di ognuno (Atman) è il testimone delle azioni e delle conseguenze dei tre guna (qualità della Natura) (A); è immobile, sacro e puro; è eterno, indivisibile ed automanifesto; è pace e non ha fine; è la saggezza stessa. L’Atman è riconosciuto come il Sé.

È il Testimone che osserva i tre stati di veglia, di sogno e di sonno profondo. (1)

Leggi tutto...

La triplice quintessenza del Divino

La triplice quintessenza del Divino: Verità, Bontà, Bellezza

La natura della Suprema Realtà è rivelata come Verità, Bontà, Bellezza. Queste qualità non appartengono propriamente al Divino, che è al di là di ogni possibile qualificazione, ma sono le tre finestre attraverso le quali si può avere la percezione del Divino.

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
Pagina 1 di 2