Alberi sacri - Parte 6 - Palma

ALBERI SACRI – 6.a Parte

EGITTO - Miti legati agli alberi.

In epoca predinastica1 ed arcaica (prima del 5000 a.C. Circa), il clima in Egitto era molto meno arido rispetto a oggi. Ampie regioni del territorio, ora desertico, erano occupate da una savana costituita di bassi cespugli. La flora era molto più rigogliosa, mentre in seguito, a partire dal terzo millennio a.C., solo la valle del Nilo ospitava vegetazione, principalmente di tipo acquatico e subtropicale. Di conseguenza, i miti legati alberi erano molto diffusi, perché si riconosceva che la presenza di vegetazione era fonte di prosperità e vita. Nell’Egitto dei faraoni gli alberi erano pochissimi e quindi sacri.

La concezione egizia relativa all’Albero Sacro appare nei Testi delle Piramidi 2 dove gli dèi vengono descritti mentre si cibano dei suoi frutti. Ciò richiama la tradizione molto diffusa dell’ambrosia di cui si sono sempre cibati gli dèi, o dell’Amrita, il cui specifico senso etimologico è quello di immortalità (a-mrita = non-morte).

Gli alberi considerati sacri dell’antico Egitto erano il SICOMORO, legato all’idea di vita eterna, in quanto è sempreverde, la PALMA DACTYLIFERA (Palma da datteri), e l’ACACIA (Acacia nilotica),

Il SICOMORO, Ficus sycomorus, è un grosso fico, può arrivare a 20 m di altezza, con chioma ampia e tondeggiante, e foglie simili a quelle del nostro fico comune (Ficus carica), ma prive di lobi. Il cosiddetto “frutto” è in realtà una grossa infiorescenza carnosa a forma di pera (siconio), perciò i frutti sono detti siconi, e formano grappoli pieni e rosati che crescono attaccati al tronco. Ogni fico ha un diametro di 2-3 cm e diventa color pesca quando è maturo. L’aroma è molto dolce, più intenso rispetto ai fichi normali.

I frutti del sicomoro vengono impollinati da diverse specie di vespe, presenti in nord Africa. A causa dell’estinzione di queste vespe, oggi questa pianta sta scomparendo.

Gli antichi egizi mettevano i frutti del sicomoro nelle loro tombe, come ex-voto per i morti, e il legno, tenero e poroso, ma molto resistente, veniva usato per costruire sarcofagi.

Il Sicomoro nell’antico Egitto era sacro ad Horus, i suoi frutti erano considerati il Cuore di Horus, infondevano eterna giovinezza a chi aveva la fortuna di mangiarli.

Era dedicato anche alla dea Hathor, una divinità antichissima della mitologia egiziana, dea dell’amore, della vita e della gioia, che al tramonto mangiava il sole (Horus identificato come dio-sole) per restituirgli la vita poche ore dopo, all’alba. La dea Hathor, raffigurata a volte come una mucca 3 , era chiamata la Signora del Sicomoro, e viene spesso rappresentata nell’atto di donare fiori e frutti. Veniva solennemente venerata a Dendera dove aveva sede un importante tempio a lei dedicato.

ACACIA (Acacia nilotica, o arabica) - da non confondere con la Robinia pseudacacia, di origine nordamericana, assai diffusa in Europa -

Narra il mito che Osiride, per gelosia, venne rinchiuso dal fratello Seth in una cassa e gettato nel Nilo. Sua moglie Iside, dopo molto tempo, rinvenne lo scrigno a Biblo; qui, era approdato tra i rami di un cespuglio che, al contatto col corpo divino, s'era trasformato in una splendida acacia che a sua volta aveva imprigionato lo scrigno nel proprio tronco. Per gli Egizi quindi era l’albero della Vita e simbolo della (ri)nascita delle divinità. Era consacrata anche alla dea Lusaas, che è la controparte femminile di Atum (Tum-Aten, Colui che È, Colui che non è), il Demiurgo, dal quale emana tutto ciò che esiste e viene manifestato con la parola Ra, divinizzata nel Sole.

L’Albero sacro sfrondato simboleggia la colonna vertebrale di Osiride e in vari papiri si trova raffigurato il sole (Ra) mentre splende al vertice del sacro Albero.

PALMA DA DATTERO – (Si veda la scheda)

Nell'antico Egitto la palma era oggetto di impieghi rituali, strettamente correlata con le cerimonie funerarie. Gli elenchi di offerte citano i datteri e le foglie poste sui sarcofaghi o sul petto della mummia e portati in processione in occasione delle cerimonie funerarie. Figura come delimitazione dei campi destinati ad alimentare il morto, nel suo viaggio verso l’aldilà.

ASSIRI E BABILONESI

In tutto il mondo mediterraneo, con lo sviluppo delle città, nacque la tradizione di creare giardini con alberi di pregio. Famosi erano i giardini degli Assiri, i quali, benché fossero un popolo di guerrieri spietati, nel bottino di guerra mettevano anche gli alberi, della cui bellezza si gloriavano. Il re assiro Tiglat Pileser I (circa 1100 a.C.) si vantava di aver riportato sia il cedro del Libano che il bosso, che “nessuno dei suoi antenati aveva mai avuto”.

Nella Mesopotamia, la fertilissima regione asiatica compresa tra il Tigri e l’Eufrate, sorgevano i più famosi giardini dell’antichità, i giardini pensili di Babilonia. In essi venivano coltivate molte piante: accanto a quelle apprezzate per la loro bellezza, per i frutti, i fiori e i profumi, ce n’erano altre da cui si potevano estrarre farmaci e droghe adatte ad aiutare la medicina e la magia. Erano luoghi ideali di perfezione, per la meditazione e il riposo. La loro bellezza catturò anche Alessandro Magno che qui soggiornò e cercò di acclimatarvi, senza riuscirvi, l’edera molto diffusa nel suo paese, la Macedonia.

Sulle montagne da dove parte il percorso dei due fiumi, Tigri e Eufrate, vi erano foreste di tipo mediterraneo con alberi di querce, pini, cedri e ginepri e una fauna di animali selvatici.

Nell’antica Mesopotamia la PALMA DA DATTERO era considerata l’albero sacro per eccellenza; era oggetto di aspersioni rituali e gesti simbolici, legati all’idea della fertilità.

In tutto il Medio Oriente, il re del cielo e della terra e padre degli dei era Assur (Supremo dio degli Assiri), che frequentemente veniva adagiato sulla chioma di una palma per significare la sua immortalità. Anche Enlil, dio dell’aria e signore del vento, quale massima divinità del pantheon mesopotamico, era raffigurato a fianco di una palma, come la dea dell’amore e della guerra Istar, che era invocata come “Signora della Palma”.

Scheda

PALMA DA DATTERI – (Phoenix dactylifera)

Le palme (Arecaceae) sono una famiglia di piante monocotiledoni4, che comprende oltre 200 generi, con circa 2.800 specie, diffuse per la maggior parte nei climi tropicale e subtropicale. Sono una delle poche famiglie di monocotiledoni a portamento "arboreo", ma sprovviste di tessuti legnosi, in quanto prive del cambio cribro-vascolare5 . Il legno delle Arecaceae deriva da una modificazione dei tessuti cellulari di riserva.

Le palme si presentano in forma arbustiva o arborea. In questo caso i tronchi, chiamati anche “stipite”, presentano più o meno lo stesso diametro dalla base alla cima, sul cui apice sorge una gemma che dà origine alle foglie.

Nel caso della Palma da datteri il tronco può essere alto fino a 30 m, ma di solito non supera i 15–20 m. Spesso molti tronchi si generano da un unico sistema radicale, ma si possono avere anche esemplari isolati.

Le radici delle palme sono lunghe e consentono di assorbire l'acqua nascosta nella profondità della terra. Sono tra le pochissime piante che crescono rigogliose nel deserto e nelle zone aride, rimanendo sempre verdi, cioè, vive.

La corteccia è ruvida, per la presenza dei resti delle foglie cadute durante la crescita. Il fogliame si trova esclusivamente sulla cima ed è composto da una trentina di foglie verdi, pennate, lineari e in grado di raggiungere dimensioni massime di circa 3 metri di lunghezza. Le infiorescenze sono dioiche (sviluppano fiori maschili fiori femminili su alberi separati), di piccole dimensioni, di colore bianco e crescono all’ascella delle foglie. I fiori femminili vengono impollinati attraverso i venti. Dopo l’impollinazione, vengono a maturazione i frutti, chiamati datteri, raccolti in pesanti grappoli. Ogni grappolo può raggiungere dimensioni di circa 50 centimetri e pesare fino a 25 kg. Ogni frutto è ovale e a forma cilindrica di 3-7 cm di lunghezza e 2-3 cm di diametro e quando è maturo il suo colore è rosso acceso. È molto dolce, è il cibo dei nomadi e degli abitanti nel deserto.

La riproduzione delle palme avviene tramite pollone o seme.

Proprietà terapeutiche

Il dattero viene consumato essiccato, perché è un frutto fragile, delicato da trasportare. È molto ricco di zuccheri, contiene anche vitamine (B2, B3, B5 e B6), una piccola quantità di vitamina C e sali minerali (potassio e calcio). È anche ricco di cromo e fibra.

Tradizione e simbologia

Non solo nell’antichità in tutto il mondo mediorientale la palma da datteri era un simbolo ricorrente, associata alla regalità, alla divinità, alla sacralità dei riti. Anche in tempi più vicini ai nostri ha mantenuto una simbologia diffusa.

Per il fatto che la palma da datteri è sempreverde e perenne, in quanto attraverso i polloni radicali può rinnovarsi indefinitamente, in greco venne chiamata Phoenix, Fenice, come il leggendario uccello che moriva bruciando nel suo nido per poi rinascere dalle sue ceneri.

Per il popolo arabo è l’albero della vita e per questo si credeva provenisse direttamente dal paradiso terrestre. Nel Corano tale simbologia è ricorrente. Presso gli Ebrei nelle cerimonie di incoronazione regale e di giubilo, si ricordi l’entrata vittoriosa di Gesù a Gerusalemme, nella domenica che poi venne chiamata: “delle Palme”.

L’iconografia cristiana ne fa il simbolo del martirio, emblema di molti santi martiri tra cui: Pietro, Battista, Girolamo, Bruno, Caterina d’Alessandria, proprio perché simboleggia la vita eterna e la l'ascesa, la rinascita e l'immortalità. È l’immagine del Cristo risorto

Per la sua altezza, profondità e flessibilità è anche simbolo di bellezza, eleganza, grazia, stabilità.

Ispirazioni

Con le sue lunghe foglie a raggera è associata al sole, simbolo della vita, che niente può distruggere. Le lance delle sue foglie sono espressioni di forza di volontà e tenacia, proiettate verso l’alto, nel luogo da cui ha origine la Creazione. Come Creatore: Tutto è possibile, Io sono Eterno.

“Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano. Piantati nella casa del Signore,

fioriranno negli atri del nostro Dio. Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi”

Salmo 92, 13-15


“Post Fata Resurgo”, “Dopo la morte torno ad alzarmi” - Motto della Fenice

 

Olimpia Giovine
Agronomo e Formatrice

 

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1 Prima delle dinastie dei faraoni conosciute e datate.
2 Sono una raccolta di formule rituali egizie riconducibili al 2500 a.C. circa.
3 Il culto di Hathor ha radici preistoriche risalenti a periodi antecedenti le dinastie faraoniche, in cui si veneravano divinità che presiedono alla fertilità e alla natura in generale, rappresentate dalle mucche. Questa rappresentazione della divinità femminile in forma di vacca dispensatrice di vita si ritrova anche nella tradizione vedica. Kamadhenu, la madre di tutte le mucche, è una mucca miracolosa che fornisce al suo padrone tutto ciò che desidera, ed è spesso descritta come la madre di altri esseri. È considerata una forma della Devi (la Divina Madre indù), ed è strettamente imparentata con la fertile Madre Terra (Prithvi), che viene spesso descritta come una mucca.
4 Nelle Monocotiledoni i semi contengono un embrione dotato di un solo cotiledone (tessuto di riserva), a differenza delle Dicotiledoni, nelle quali l'embrione è munito di due cotiledoni.
5 Il cambio cribro-vascolare è un tessuto vivente del fusto e delle radici delle piante gimnosperme e angiosperme legnose. Le sue cellule si differenziano e danno vita all’accrescimento in spessore del fusto, formando due tipi di tessuti: legno (xilema) verso l'interno, e libro (o floema, complesso di tessuti vascolari con una triplice funzione: trasporto o conduzione, riserva e sostegno) verso l'esterno.

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Alberi Sacri - Parte 5 - Pino

GRECIA CLASSICA E L’ANIMA DEGLI ALBERI

Anche nella Grecia arcaica le querce, che abbiamo visto nel capitolo dedicato all’antica Roma, erano considerate sacre, e si attribuiva loro l’origine dell’uomo. Il clima nell’antica Grecia era molto più umido rispetto ai tempi attuali, l’intera regione era ricoperta di foreste, devastate in seguito dalla pratica intensiva della pastorizia.

Nella Creta minoica, il cui territorio era ricoperto da foreste di querce, cipressi, ginepri, carrubi, palme, il culto degli alberi è attestato da dipinti ritrovati nelle rovine di Cnosso e dalla forma stessa delle colonne dei palazzi, che richiamano la forma degli alberi. Nell’isola di Creta erano assai diffuse le piante da frutto: l’olivo, il pero, il melograno, il mandorlo, il nespolo, il noce, il cotogno, il giuggiolo, il sorbo, il pino marittimo, di cui si mangiavano i pinoli.

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Alberi Sacri - Parte 4 - Quercia

IL MONDO ARBOREO DELL’ANTICA ROMA

Tutti sanno che Roma venne fondata e si sviluppò su sette colli, ma ognuno di questi, che ora a fatica si distinguono nel tessuto urbano della capitale, era molto boscoso, e i nomi che i primi romani assegnarono ad ogni colle derivavano dalle piante che li coprivano.

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Amore finchè morte non ci separi

Vi racconterò una storia d’amore durata per ben 20 anni tra due cicogne, soprannominate le Romeo e Giulietta della Croazia. Le cicogne possono vivere fino a 30 anni e stare insieme tutta la vita con un solo compagno. La cicogna bianca è un uccello migratore che porta la Primavera in Europa, percorre due volte l’anno ben 14 mila chilometri per riprodursi. La storia di Klepetan e Malena è una di quelle storie indimenticabili che ancora oggi continua a commuovere il mondo. Nel lontano 1993, Klepetan e Malena, erano giunti dal Sud Africa in Croazia per la stagione della riproduzione. Durante il periodo di nidificazione e di svezzamento dei pulcini, Malena rimase colpita ad un’ala da un cacciatore. Un uomo vedovo di nome Stjepan Vokic l’ha raccolse e la curò. Purtroppo, per lei non era più possibile tornare in Africa con il compagno. Al momento della migrazione, Klepetan ripartì con le altre cicogne, mentre Malena rimase con Vokic che la custodì nel suo garage durante l’inverno.

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Alberi Sacri - Parte 3 - Frassino

L’YGGDRASIL, L’ALBERO DELLA VITA SIMBOLO DELL’ EVOLUZIONE SPIRITUALE

Presso gli antichi popoli scandinavi esisteva il concetto che la vita umana e la sua evoluzione sono paragonabili a quelle di un gigantesco albero, chiamato Yggdrasil, che era in grado di svilupparsi attraverso tutte le dimensioni dell’universo. Tradizionalmente questo albero è un Frassino, i cui rami giungono in tutti e nove i regni (degli uomini, degli dei, degli elfi, dei giganti…), tenendoli uniti.

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L'Intelligenza delle Piante

L’INTELLIGENZA DELLE PIANTE E IL LORO RAPPORTO CON L’UOMO

Molte volte abbiamo sentito parlare di sensibilità delle piante e dell’idea che anche in esse alberghi lo spirito come negli animali e nell’uomo, in questo articolo riporto alcune considerazioni del prof. Stefano Mancuso, scienziato che dirige il laboratorio di neurobiologia vegetale di Firenze. L’idea di base di Mancuso è che le piante possano offrire un modello per la modernità, le piante sono intelligenti  e sono di capitale importanza per il benessere della vita umana, sia dal punto di vista biologico che psicologico. Ecco alcuni suoi pensieri pionieristici estrapolati da due sue interviste.

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ALBERI SACRI – Parte 2 - Pioppo

POPOLI NATIVI EUROPEI

Abbiamo già accennato al fatto che tutti gli uomini, anche quelli contemporanei, benché distratti dalle molteplici sensazioni e sollecitazioni del nostro mondo industrializzato, rimangono meravigliati quando si rapportano ai fenomeni della natura. I Popoli nativi, a qualsiasi cultura appartengano, hanno in comune l’attenzione per la Natura perché la percepiscono, fino da epoche antichissime, come rappresentazione della loro stessa esistenza, e loro stessi si considerano connaturati in tale quadro, in armonia con i corpi celesti, con tutte le forme di vita, i pensieri, le emozioni e la consapevolezza interiore che fa sentire di essere vivi e di esistere.

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L’esempio del colibrì

Riporto un’antica leggenda africana che contiene un grande insegnamento e che può far molto riflettere.

Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all’avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà. Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l’incendio stava per arrivare anche lì.

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Alberi Sacri – Prima parte

Il senso di reverenza verso gli alberi ha da sempre ispirato l’esperienza terrena, portando gli uomini verso un vero e proprio culto di queste presenze viventi che, con la loro pluricentenaria longevità, sono l’immagine del legame che nel tempo unisce successive generazioni. Con la potenza espressa dai loro tronchi poderosi e dalle maestose dimensioni delle loro chiome, nel passato gli alberi venivano ritenuti dimora di esseri divini. L’albero esprime il senso del “sacro” in virtù della sua potenza, perché manifesta una realtà extra-umana, perché si presenta in una certa forma, porta frutti, si rigenera.

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Il grande congresso degli animali

In una foresta selvaggia vivevano molti animali, tutto il regno animale era ampiamente rappresentato. Un giorno, una volpe molto astuta pensò: “Gli esseri umani si vantano tanto asserendo che ci sia qualcosa di speciale e unico nella natura umana e che sia praticamente impossibile ottenere una nascita umana. Ma gli esseri umani nascono nello stesso modo in cui anche noi animali nasciamo. Allora perché noi siamo considerati inferiori all’uomo?”

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TERRA – Conosciamo la nostra Madre - parte 2.2

Nei precedenti articoli si è già parlato di alberi:

  •  Conosciamo i nostri amici alberi;
  • Alberi nei boschi;
  • Alberi in città. Effetti positivi della loro presenza;
  • La festa degli alberi. Piantiamo alberi nei giardini della scuole;
  • Effetti che i grandi disboscamenti, a livello globale, hanno sulla vita stessa della Terra,
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I Valori Umani per proteggere il pianeta

Il 12 maggio 2018 ha avuto luogo un evento di sensibilizzazione pubblica sul tema dell’ambiente:    “I Valori Umani per proteggere il pianeta” presso il "Teatro di Milano" a Milano, promosso dalla Sathya Sai International Organisation d’Italia. All’evento hanno partecipato oltre 300 persone.
La giornata è iniziata con la mostra organizzata dalle Associazioni partecipanti: Gaia Animali & Ambiente (http://gaiaitalia.it), Tom & Jerry (http://www.tomejerry.org/) e Artists4Rhino (http://artists4rhino.org/). Le associazioni hanno presentato il loro lavoro ed ispirato i partecipanti in un personale coinvolgimento nella protezione del pianeta mediante la messa in pratica dei Valori Umani. L’Associazione Gaia Animali & Ambiente, attiva dal 1995, ha enfatizzato l’importanza di una più profonda conoscenza delle conseguenze delle abitudini di ciascuno di noi sull’ambiente, menzionando l’importanza di una dieta vegetariana e biologica e l’utilizzo di cosmetici senza test su animali. Il valore che è stato sottolineato è quello dell’ “Amore”.

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L’elemento Acqua e il suo potere armonizzatore

Come tutti sanno, l’acqua rappresenta oltre  il 70% della materia costituente il pianeta Terra e il corpo umano.  Ma forse non tutti sanno che l’acqua possiede una memoria ovvero la possibilità di mantenere un’ “impronta” delle sostanze con cui è venuta in contatto. 
Fu l’immunologo francese Jacques Benveniste a pubblicare nel 1988, sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature”, i risultati di rivoluzionari esperimenti che dimostravano come l’acqua fosse capace di mantenere l’informazione di sostanze in essa disciolte o diluite.

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Terra, conosciamo la nostra Madre

2.A PARTE – EFFETTI DEL DISBOSCAMENTO SULL’EQUILIBRIO BIOLOGICO DEL PIANETA

Riprendendo gli articoli precedenti, riguardanti la terra e l’importanza della presenza delle piante nel nostro ambiente, prendiamo in ora in considerazione l’effetto negativo prodotto dai continui disboscamenti delle antiche foreste, al fine di ottenere prodotti (legname per utilizzo e come combustibile, ma anche sostanze medicinali e industriali), e liberare vaste aree di terreno per le attività agricole e per le espansioni di zone urbanizzate ed industriali.

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Alberi

FESTA DEGLI ALBERI

La tradizione di dedicare un giorno dell’anno alla piantagione degli alberi è nata negli Stati Uniti d’America nel 1872, quando il Governatore del Nebraska, Sterlig Morton, a seguito di  disastrose alluvioni verificatesi tra il 1860 e il 1870 stabilì di ricreare i boschi danneggiati e distrutti mediante la messa a dimora di 3 milioni di nuove piantine. Dopo pochi anni il numero delle nuove piantagioni di ripopolamento boschivo divenne di 300 milioni e questo esempio fu seguito anche da altri Stati del Nord America, assumendo un carattere nazionale.

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Conosciamo i nostri amici alberi

ALBERI NEI BOSCHI

In natura, il luogo dove possiamo trovare la maggior presenza di alberi è il bosco.
Si considera con il termine “bosco” un insieme di alberi (si dice albero una pianta che presenta un fusto lignificato di grandi proporzioni e una chioma ben definita. Es.: acero, olmo, carpino.), piante arbustive (si dice arbusto una pianta di dimensioni più contenute, che presenta rami legnosi a sostegno delle foglie, ma non ha un tronco sviluppato, bensì numerosi fusti sottili. Es.: oleandro, rosa, pittosforo.), piante erbacee (le piante erbacee sono tutte quelle che non hanno parti legnose, come le viole, le primule, l’erba, il frumento, il mais.), muschi, licheni, funghi e batteri che costituiscono un gruppo omogeneo, dove trovano di che vivere anche uccelli, mammiferi, anfibi, rettili e insetti. I boschi possono essere di origine spontanea, se si sviluppano naturalmente negli ambienti geografici delle varie zone climatiche in un arco di tempo di alcuni decenni, o possono essere creati dall’uomo con la piantagione di numerosi alberi detti “forestali”, che hanno la funzione di ricostituire in tempi veloci luoghi naturali degradati o vengono coltivati per produrre di legname da opera e legna da ardere.

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I Filosofi e gli Animali

Tra i molteplici filosofi che hanno costellato l’universo culturale d’occidente ve ne sono molti che hanno speso più di una parola per descrivere gli animali e le loro affinità con l’uomo. Tra i primi a difendere la sacralità degli animali fu Pitagora, nato a Samo verso il 570 a.C., contemporaneo di Zarathustra e di Siddharta Gautama Buddha. Pitagora affermava che l’anima è immortale e che trasmigra in altre specie di esseri viventi e quindi tutti gli esseri animati devono essere considerati della stessa natura.

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Cosa accade alla plastica che gettiamo

Precedentemente, nell’articolo sull’Acqua, si era messo in evidenza che l’80% delle bottiglie di acqua minerale vendute sono le classiche bottiglie trasparenti di plastica. In ogni paese del mondo, anche visitando i più poveri, nei bar, nei ristoranti, nei negozi di alimentari, l’acqua è venduta in contenitori di plastica. Per motivi igienici, di comodità di trasporto, l’approvvigionamento idrico della popolazione, a livello mondiale, è garantito prevalentemente con questi leggeri e poco ingombranti contenitori e la diffusione delle bottiglie di plastica è massiccia.

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Terra, conosciamo la nostra Madre - I parte

La Terra è il 3° pianeta del Sistema solare, ed è il maggiore, sia per dimensione sia per massa, dei pianeti “solidi” (gli altri sono Mercurio, Marte e Venere, Plutone, e numerosi satelliti): la composizione di un pianeta solido è costituita per lo più da roccia e silicati. Sempre tra i pianeti analoghi (Mercurio, Venere e Marte) è quello con la maggiore densità, la più alta gravità e il più forte campo magnetico.

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EDUCARE: La Cura della NATURA

Nella nostra società ha assunto un potere preponderante un’ampia conoscenza scientifica che tiene in poco conto il rispetto della Natura, nonostante da vari decenni studi sempre più attenti mettano in luce il dannoso intervento dell’uomo sull’equilibrio naturale, che sta portando all’estinzione di varie specie viventi, alla diffusione di malattie dovute all’inquinamento dei cinque elementi e a varie catastrofi come inondazioni o, all’opposto, siccità.

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Anche gli animali amano?

I ricercatori di biologia evoluzionistica, etologia cognitiva e neuroscienze sociali sostengono che numerose specie animali possiedono un ricco bagaglio di emozioni. [1]

In molte specie animali le emozioni si sono evolute e sono alla base dei legami sociali di amicizia, amore, rivalità, stimolano l’immaginazione e gli schemi comportamentali che consentono agli animali di adattarsi in modo flessibile alle circostanze e agli eventi esterni.

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La nostra acqua… sai cosa bevi?

L'acqua potabile sulla Terra è ridotta del 40 per cento in meno in trent'anni [1], sotto la spinta della crescita demografica e per effetto dell'inquinamento. Si stima che intorno al 2020, quando saremo circa 8 miliardi, il numero delle persone senza accesso all'acqua potabile sarà di 3 miliardi circa [1].

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Il Progetto Acqua Potabile di Sathya Sai

Chennai (il cui nome precedente era Madras) è una bella città dell’India sud-orientale, capitale del distretto del Tamil Nadu, affacciata sul Golfo del Bengala. Con più di sette milioni di abitanti, Chennai è una delle più popolose città del continente indiano.

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