Alberi Sacri – Prima parte

Il senso di reverenza verso gli alberi ha da sempre ispirato l’esperienza terrena, portando gli uomini verso un vero e proprio culto di queste presenze viventi che, con la loro pluricentenaria longevità, sono l’immagine del legame che nel tempo unisce successive generazioni. Con la potenza espressa dai loro tronchi poderosi e dalle maestose dimensioni delle loro chiome, nel passato gli alberi venivano ritenuti dimora di esseri divini. L’albero esprime il senso del “sacro” in virtù della sua potenza, perché manifesta una realtà extra-umana, perché si presenta in una certa forma, porta frutti, si rigenera.

La diffusione del simbolismo legato agli alberi non conosce confini spazio-temporali: in ogni civiltà che si è sviluppata sulla terra troviamo tradizioni, testi sacri, cosmologie, teologie, miti, leggende e iconografia riguardanti gli alberi.

Per gli uomini primitivi l’albero aveva un’influenza fondamentale: segnalava la presenza dell’acqua, offriva ombra, forniva il legno che serviva per la costruzione di utensili e abitazioni e per accendere il fuoco, era fonte di nutrimento con i suoi frutti.

Da quando si è iniziato a raccontare il passato e si è sviluppato un certo tipo di letteratura storico-religiosa, spirituale ed esoterica, si ritrova l’universalità culturale della simbologia legata all’albero e la connaturata sacralità che gli viene attribuita, e in ogni cultura si ritrovano simbolismi e tradizioni riferite agli alberi. Le interpretazioni, invece, differiscono lievemente in relazione alle credenze religiose e ai dogmi che ogni singola cultura ha adottato.

L’albero simbolo dell’Universo

Per le loro caratteristiche, con le radici che sprofondano nel terreno, il tronco che si erge diritto e le chiome che ondeggiano al vento, gli alberi rappresentano per molte culture il centro dell’Universo, e costituiscono il punto di intersezione delle tre regioni cosmiche: Cielo, Terra, Inferi

Troviamo il simbolo dell’albero presente in tutte le grandi civiltà, da quelle mesopotamiche all’Egitto, dall’India alla Cina, dalla Grecia a Roma, per assumere nella tradizione giudaico-cristiana la valenza salvifica legata alla Croce. Nelle Americhe, così lontane fisicamente e dalle nostre culture indoeuropee, il culto degli alberi era diffuso un po’ ovunque.

Europa preistorica – Alberi sacri

La nostra carrellata sugli “Alberi sacri” parte da luoghi molto vicini a noi, dall’antica Europa dove, durante l’era glaciale, (16.000-18.000 a.C.) tutta la vegetazione era migrata verso zone più miti, e una coltre di ghiaccio ricopriva per chilometri di spessore le nostre regioni.

Quando le temperature cominciarono a salire, e i ghiacci lentamente a sciogliersi (tra il 10.000 e l’8.300 a.C. circa), sul suolo delle regioni europee si sviluppò gradatamente una rada vegetazione di tipo artico, cui pian piano si aggiunsero boschi di conifere e latifoglie miste, ricostituendo la massa vegetale che, prima delle Glaciazioni, era stata presente per milioni di anni, ancor prima della comparsa dei dinosauri. La prima pianta a farsi largo nelle tundre erbose, fu la Betulla, seguita da Pini, Pioppi, Salici, Ginepri, Sorbi…

Pian piano le piante ricolonizzarono le pianure verso nord, e anche verso ovest, le isole britanniche man mano si riempirono di boschi di betulle, noccioli, olmi e querce.
Nel sesto millennio a. C. la temperatura aumentò ancora, e altre specie arboree si propagarono: Tigli, Agrifogli, Frassini, Biancospini, Faggi. Così la Foresta Vergine riconquistò l’Europa.

Anche gli uomini tornarono a stabilirsi nei territori liberi dal ghiaccio, e, a poco a poco, rifiorirono civiltà, che noi chiamiamo Neolitiche. Gli uomini del Neolitico scoprirono l’agricoltura, liberando sempre più regioni coperte da foresta vergine per far posto a campi coltivati. Il rapporto di queste popolazioni con la natura era fortissimo: questi, che noi chiamiamo “primitivi”, percepivano il legame con la natura, rendevano grazia alla Dea Madre, Madre Terra, cantavano le lodi della Luna per i suoi doni di fertilità e celebravano il Sole nel suo ciclico viaggio annuale di ascesa e discesa, morte e rinascita.

Pregavano la Madre del Grano e veneravano l’Essere Cornuto, il potente Signore della Foresta (Anche le prime rappresentazioni di Shiva, nei reperti dell’antica civiltà trovati nella valle dell’Indo, a Mohenjo Daro, distante migliaia di chilometri dall’Europa, ma contemporanea allo sviluppo delle civiltà europee post glaciazione, mostrano il dio Shiva con le corna).

Prima della caccia, si rappacificavano con gli spiriti degli animali che avrebbero ucciso, ed erano preparati a morire, consapevoli della vita e del suo movimento ciclico. Ci sono in questo molte analogie con la civiltà degli Indiani d’America prima dell’avvento dell’uomo bianco colonizzatore.

Nelle immense foreste c’erano luoghi speciali, dove uomini (e donne) particolarmente dotati, gli sciamani, percepivano l’espressione di forze vitali, o, diremmo in termini moderni, di caratteristici campi elettromagnetici, benefici o malefici, o semplicemente carichi di energie integre. I boschi erano i templi delle antiche civiltà dell’Europa continentale, tanto che il termine “bosco” e “tempio” erano intercambiabili, e questi boschi erano considerati sacri. Gli alberi presenti in queste aree sacre erano protetti e non potevano essere mai abbattuti. Potevano davvero divenire pluricentenari, addirittura millenari. La nostra breve memoria ci fa considerare con rispetto e venerazione un albero di duecento anni, ma in realtà non è stato mai stabilito quanto in effetti possa vivere un albero. Purtroppo nel nostro continente Europeo, di alberi millenari non c’è quasi più traccia.

 

scheda

UN ALBERO AL GIORNO

BETULLA BIANCA - Betula pubescens

Famiglia Betulacee
Betulla bianca, betulla comune.

Albero di prima o seconda grandezza, a foglia caduca, con corteccia cartacea di colore bianco candido. Le foglie sono piccole, triangolari, dentellate, color verde brillante in primavera, giallo oro in autunno. Il portamento dei rami è pendulo, il fogliame leggero, la chioma folta e luminosa. E’ diffusa nell’emisfero boreale, in Europa, Asia e Nord America, fino a latitudini prossime al Polo Nord.

Le Betulle sono alberi che hanno bisogno di luce e di sole, non vivono in terreni umidi. Sono piante poco esigenti, colonizzatrici di terreni pietrosi e brughiere acide.

Le piante di Betulla non vivono a lungo, massimo 100-120 anni, migliorano il terreno e abbelliscono il paesaggio brumoso del nord con il loro tronchi bianchissimi con striature e “occhi” scuri.

Si dice che la Betulla va e viene come il vento, per dare spazio ad altri alberi.

Usi

La corteccia viene usata dagli indiani d’America per impermeabilizzare canoe e contenitori, in quanto è ricca di sostanze catramose.

Così come contribuisce all’equilibrio delle acque del terreno, la Betulla contribuisce all’equilibrio dei fluidi nel corpo umano. La tisana ricavata dalle foglie e la sua linfa hanno effetti diuretici e drenanti, stimolano il fegato e la vescica.

Tradizione e simbologia

La Betulla è sempre stata considerata “l’albero dell’inizio”. Prepara la terra e anche l’anima. Le prime versioni dei Veda erano scritte su corteccia di Betulla. Nell’alfabeto dell’antica Irlanda la prima lettera è b, Beth. La scopa di Betulla veniva utilizzata per spazzare via lo spirito dell’anno vecchio e fare posto al nuovo.
Nello sciamanesimo siberiano la Betulla era più che un semplice albero degli inizi, in quanto rappresentava lo stesso “Albero della Vita” ed era venerata come “divinità della porta”, che aiuta lo sciamano ad entrare nel mondo spirituale e a tornare in quello degli uomini.

Ispirazioni

Per le sue caratteristiche la Betulla è sempre stata associata a quell’aspetto dell’anima universale che viene identificato con le divinità Demetra, Afrodite, Venere, madri divine e dee dell’amore. La Betulla è l‘emanazione della Dea Bianca. Quando il clima cambia (ad esempio dopo una glaciazione, o nella tundra artica) il deva della Betulla sparge i suoi semi sulle terre sterili per diffondere la vita e l’amore che il pianeta vuole esprimere.
Fisicamente può sembrare morbida e umile, ma la Betulla è una delle forze più potenti dell’Universo: quella dell’amore e della sollecitudine


Olimpia Giovine
Agronomo e Formatrice

Redazione

Progetto Sai Vivere

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