Impronte femminili nel tempo - Parte 1

Nei precedenti articoli ci siamo immersi nelle pieghe più nascoste dell’energia femminile per sondarne gli aspetti originali, gli archetipi, che caratterizzano la donna nelle sue infinite sfumature caratteriali e nelle inedite gradazioni di chiaro e scuro della sua personalità, che la rendono una creatura unica, affascinante e incantevole.

Se potessimo utilizzare un tappeto magico per scivolare sull’eterno e fugace fiume del tempo ed andare a scoprire, in ere remote, le impronte che ella ha lasciato nelle antiche civiltà in cui è vissuta, scopriremmo come le vere donne, esprimendo i valori insiti nel più profondo del loro essere, hanno caratterizzato il quotidiano, nelle loro società di appartenenza, tramandando fino ai nostri giorni gli aspetti più femminili di forza, determinazione, dedizione, comprensione, devozione e bellezza. Iniziamo questo nostro viaggio fantastico ed insolito da Est e troviamo che ….

… Vari studiosi ritengono che nell’Antica India le donne godessero di pari dignità con gli uomini in tutti, o quasi, gli aspetti principali della vita; alcuni, tuttavia, hanno opinioni contrarie. Le opere degli antichi grammatici, come Patanjali e Katyayana, suggeriscono che le donne erano istruite durante gli anni del periodo vedico, mentre certi versi del Rig Veda (raccolta di inni religiosi) indicano che le donne erano molto probabilmente libere di scegliersi, da sole in età matura, i propri mariti; anche altre scritture sacre come le Upanishad citano vari nomi di donne elencati fra i saggi e i sapienti, in particolare Gargi e Maitreyi. Secondo questi studi, le donne hanno goduto di pari dignità e diritti per tutto il primo periodo vedico, all'incirca fino al 500 a.C. quando la loro condizione ha cominciato piano ma inesorabilmente a declinare, prima a causa della Smriti* ed in seguito con l'invasione islamica da parte di Babur ed infine attraverso l'influenza coloniale cristiano-britannica durante tutto il corso del 1800 d.C. : tutti questi passaggi storici hanno contribuito a limitare sempre più la libertà e i diritti spettanti alle donne.

* conoscenza sacra "ricordata" di generazione in generazione che, a differenza della Śruti, la Smriti è stata prodotta da esseri umani.

“La donna impersona l’Energia Divina, non è certamente una creatura debole o inferiore, ma al contrario è forte, paziente e piena d’amore. Il suo grado di autocontrollo viene raramente uguagliato dall’uomo. Anzi col suo amore purissimo può persino guidarlo ed essergli d’esempio lungo il cammino spirituale.”(1)

La Donna Egizia era considerata "la signora della casa"; se si trattava di una donna del popolo, si occupava della macinatura dei cereali e della preparazione della birra, della filatura e della tessitura del lino; se apparteneva alla nobiltà, invece, sovrintendeva al lavoro delle ancelle. La donna condivideva con il marito la vita sociale e disponeva di un patrimonio che portava in dote allo sposo, ma che un contratto le restituiva in parte in caso di vedovanza. Per legge il marito era tenuto a mantenere la propria moglie. La sua posizione giuridica non differiva da quella dell'uomo.
Si preoccupava assieme allo sposo dell'educazione dei figli ed in particolare le era affidata l'educazione della figlia femmina.

Le donne giunsero sino al governo del Paese, anche se “l’ufficio faraonico” era prettamente maschile. Le donne faraone nella storia egizia furono sei: Nitocris, Sobekneferu, Ahhotep I la regina guerriera, Hatshepsut il faraone donna, Nefertiti la bella che viene, e Cleopatra. Queste sei regine o meglio queste sei faraoni donne ebbero nelle proprie mani l’intero potere amministrativo, politico, giuridico e tutto ciò che comportava la reggenza del Paese dalla Terra Nera.

“Col suo splendore la donna è la regina della casa e la fedele compagna dell’uomo, anzi la sua fortuna.”(2)

Ed ecco scopriamo che la condizione della donna nella Civiltà Cinese è stata oggetto di grandi variazioni. In generale, possiamo affermare che, prima del periodo di Confucio, ella beneficiò di un certo rispetto. La Cina allora, era famosa per l'importanza che dava alla vita familiare. La donna era, per di più, la sorgente dell'esistenza della famiglia e rappresentava, a questo titolo, l'autorità familiare. Nella Cina antica, infatti, l'individuo portava il nome della stirpe materna (matrilinea) e non paterna (patrilinea): il sistema d'identificazione era dunque matriarcale.
Gli storici attribuiscono l'origine dei guai, per la donna cinese, con l'avvento del regime feudale, durante il quale, la condizione della donna si deteriorò tragicamente. Abbassata ad un rango subalterno, la donna conobbe così tutti i tormenti dell'umiliazione e del disprezzo. Considerata come un minore a vita, non poteva rendersi indipendente e l'uomo le assicurava la sua tutela permanente in ogni campo. Non riceveva nessuna istruzione, consacrandosi totalmente ai lavori domestici. Doveva tagliare i capelli all'età di quindici anni e sposarsi a venti. Il padre sceglieva per lei lo sposo servendosi della mediazione di un sensale. Agli inizi del XII secolo, la fasciatura dei piedi si impose durante il regno di Li Yu (961-75), imperatore e poeta della dinastia meridionale dei Tang, che governava su una regione della Cina.

Questa usanza ha costretto le donne cinesi per secoli a questa crudele e dolorosissima pratica che impediva loro anche di camminare fino all’agosto del 1928, quando il ministro degli affari interni emanò un’ordinanza articolata in 16 paragrafi contro la fasciatura e ingiunse a tutte le prefetture di farla scrupolosamente rispettare.

“La donna è lo strumento che il Signore affianca all’uomo per soddisfare con mezzi onesti ai bisogni della famiglia. Talora la moglie deve persino indicare al compagno la via del retto agire e in questo caso assume il ruolo del ‘padre’. Quando poi l’uomo è malato, ella diviene la ‘madre.”(3)

“L'uomo che ha sposato una buona donna sarà felice.”(3¹)

Quando si pensa alle Donne Giapponesi vengono subito in mente le geisha (geisha vuol dire artista) graziose intrattenitrici simbolo del Paese del Sol Levante. Ma c’è molto, molto di più.

Le donne nipponiche in tempi antichi erano piuttosto rispettate. Nella storia hanno creato cultura, arte e ricchezza. Molte hanno ricoperto ruoli importanti: imperatrici, sacerdotesse, regine, guerriere, ninja, pittrici e scultrici. Il Genji Mogatari (源氏物語)*, ossia il primo vero romanzo della storia dell’umanità, è stato scritto agli inizi de XI° secolo dalla dama di corte Murasaki Shikibhu; le donne hanno dato un contributo fondamentale alla letteratura e all’utilizzo dell’alfabeto hiragana. Tuttavia la condizione femminile è andata progressivamente rovinandosi a partire dal medioevo. La società giapponese è stata per lungo tempo di tipo militare, e come tale governata da uomini. Le caste di guerrieri dominanti hanno tentato in tutti i modi di limitare la libertà delle donne. Ci sono riusciti mediante un lungo condizionamento culturale, che si può riassumere con la simpatica dicitura cinese – confuciana tanto cara ai samurai: “Tu, donna, sei debole e irrazionale. Una cosina graziosa ma inutile. Dovrai stare a casa a fare figli, e obbedire prima a tuo padre, poi a tuo marito e infine al tuo figlio primogenito.”

* la prima edizione in lingua italiana fu stampata nel 1957

“La donna ottiene reputazione da quello che fa; un uomo ottiene reputazione da quello che smette di fare. Sulla base di quello che fanno, le donne acquisiscono nome e fama.”(4)

“La vera bellezza di una donna è riflessa nella sua anima.”(4¹)

Continueremo questo viaggio nella storia delle donne nel prossimo articolo…

Bettina Di Carlo
Educatrice ai Valori Umani

 
(1) Satyha Sai, Dharma Vahini
(2)Sathya Sai, Dharma Vahini
(3) Sathya Sai, Discorsi Vol. XVI
(3¹) Proverbio cinese
(4) Sathya Sai, Discorsi Vol. 15
(4¹) Audrey Hepburn ambasciatrice ufficiale dell'UNICEF

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