Alberi Sacri dell'India - Parte 2

Cenni di fitogeografia del sub continente indiano

Il sub continente indiano si colloca nella fascia climatica tropicale o sub tropicale. Di conseguenza in India troviamo quasi ovunque una vegetazione lussureggiante, prevalentemente sempreverde. La flora dell'India è prevalentemente tropicale, ma sono presenti anche piante tipiche delle zone temperate, comuni anche in Europa.

Nella fascia himalayana e sub himalayana la vegetazione è molto ricca, e le specie mutano secondo l'altitudine. Al confine della pianura, ai piedi dei primi rilievi montuosi dell’Uttar Pradesh, dell’Uttarakhand, del Deccan e dell’Assam, è presente la formazione caratteristica della GIUNGLA, ricca di piante lussureggianti, quali le magnolie e gli acajù (mogano) con enormi tronchi ricoperti di pesanti masse di piante epifite, soprattutto enormi liane che corrono da un albero all'altro. Sotto questo spesso strato vegetale si addensa un groviglio di felci gigantesche, di alte erbe, di sterpi e di canne che rendono impenetrabile tutta la formazione. Crescono anche numerosi tipi di splendide orchidee.

Segue fino ai 900 m la cosiddetta “FORESTA TROPICALE” in cui, oltre alle palme, crescono specie pegiate per il valore del loro legname, quali la Shorea robusta (o Sal, l'albero favorito da Vishnu) e l'Acacia catechu, un arbustone spinoso che fornisce il tannino, e abbonda il bambù. Questa foresta ha carattere abbastanza uniforme e penetra lungo le valli dei fiumi, fin nell'interno delle catene montuose e gareggia per esuberanza e densità con le foreste equatoriali della Nuova Guinea e del Sud America.

Sopra i 900 m si stende la REGIONE FORESTALE, simile a quella europea e nordamericana, dove dominano le querce, le piante sempreverdi, aghifoglie e latifoglie, nonché i rododendri e felci gigantesche. Fino a 2000 m di altezza, si trovano gruppi di bambù e di palme, insieme a querce, ontani, salici. Ad altezze superiori il sottobosco è composto da rododendri, anche in forma arborea, poi, a quote anche di 3500 m, si trovano Pini, Cedri, Abeti e Betulle. La flora Himalayana è simile a quella alpina, ma le varie specie, dato il clima più caldo e per la maggior piovosità dovuta ai monsoni, si spingono ad occupare altezze superiori rispetto a quelle stesse che si trovano nella zona boreale in Europa e in America.

L’immensa pianura attraversata dal Gange, grazie alla presenza d’acqua, ospita una rigogliosa vegetazione con molte specie di piante, ed è la più grande area agricola del pianeta. Nella zona sudorientale che si affaccia sull’Oceano Indiano, troviamo distese di palme, e, lungo le coste, le mangrovie formano grovigli inestricabili.

La Costa del Malabar (Kerala) e le Pendici dei Ghati occidentali, grazie alle abbondanti precipitazioni, sono ammantate da una rigogliosa FORESTA PLUVIALE, con prevalenza di sempreverdi, varietà di palme, soprattutto da cocco, bambù e alberi ad alto fusto come il Teak e il Sandalo (Santalum alba). Nelle pianure paludose e lungo le pendici dei Ghati occidentali, le montagne del Sud dell’India (Tamil Nadu) vi sono ampi tratti di GIUNGLA fitta e impenetrabile. Ovunque, nelle zone più aride (anche ai marini del deserto del Thar) sono presenti acacie spinose in forma arbustiva. Le varie specie di acacie, infatti, si adattano alle condizioni estreme.

Considerata la varietà incredibile di piante in India, prenderemo in esame solo tre alberi che per alcune loro caratteristiche sono considerati nella tradizione hindu, buddhista e jainista, particolarmente sacri.


PIPAL O AŚVATTHA (Ficus religiosa) – Famiglia Moraceae, genere Ficus

Il Pipal appartiene alla famiglia delle Moraceae ed al genere Ficus, lo stesso del nostro fico comune. Simile al baniano (Ficus benghalensis), è originario dell’India, ma diffuso anche nella Cina sudoccidentale e nella penisola indocinese (Vietnam, Birmania, Laos). È una specie-sempreverde, le cui foglie decidue cadono nella stagione asciutta. É alto fino a 30 m, con diametro del fusto fino a 3 m.

Rappresenta l'Albero Cosmico nei Veda “quello sul quale il Signore della vita vi si appoggiò per sostenersi quando mise in moto il mondo” (Atharva Veda). Il Pipal diviene qui simbolo dell’Albero della Vita o, in altri contesti l’Albero Cosmico o l’Albero della Creazione, le cui radici risiedono nell’Essere Supremo, il Brahman.


“Con le radici in alto, ed i rami in basso
sta l’eterno Asvattha,
le cui foglie parlano come i canti vedici:
colui che lo conosce, conosce i Veda.
In alto ed in basso si estendono i suoi rami,
alimentati dai modi dell’esistenza,
i suoi germogli sono gli oggetti dei sensi,
le sue radici si prolungano in giù nel mondo degli uomini, legate alle azioni”1


Il Pipal è stato ed è tuttora il più importante tra gli alberi sacri dell’India, per la venerazione popolare di cui è fatto oggetto, per la quantità di citazioni nei Libri Sacri, per tradizioni e leggende che lo riguardano.

Il più famoso esemplare, tutt’ora vivo, è la Sri Maha Bodhi che si trova presso il tempio di Mahabodhi Anurādhapura, in Sri Lanka. È ritenuto essere un discendente diretto dell'originale albero della Bodhi, sotto il quale Siddhartha Gautama stava meditando quando ottenne la bodhi (illuminazione). Si sa che fu piantata nel 288 a.C., e questa è la più grande età verificata di un esemplare delle angiosperme, e di un qualunque albero piantato dall'uomo.


BANYAN O BANIANO (Ficus benghalensis) – Famiglia Moraceae, genere Ficus

Il Baniano (Ficus benghalensis L., 1753) è una pianta sempreverde, anch’essa molto diffusa nel subcontinente indiano. La sua caratteristica più evidente sono le radici aeree che, partendo dai rami e raggiunto il terreno, si trasformano in altrettanti tronchi, allargando così la superficie coperta da ogni albero. I semi racchiusi nei frutti, simili ai fichi, germogliano più facilmente se preventivamente mangiati da mammiferi o uccelli e dispersi dopo il passaggio nell'apparato digestivo.

I Banyan sono gli alberi più grandi del mondo in termini di area ricoperta da tronchi, fronde e radici aeree. Il più grande oggi vivo è nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Il suo perimetro, che misura 846 metri, copre una superficie di quasi due ettari (20.000m²) e può ospitare 20.000 persone. Gli indù dicono che un albero di baniano a Jyotisar è quello in cui Krishna era al di sotto quando pronunciava il sermone della Bhagavad Gita. Un esemplare gigantesco fu descritto da Nearco durante la spedizione di Alessandro Magno lungo le sponde del fiume Narmada.

Il poeta inglese John Milton scrisse nel suo Paradise Lost che Adamo ed Eva fecero i primi vestiti con foglie di Baniano.

Per migliaia di anni, le persone hanno usato foglie corteccia e radici di Banyan, per curare diverse malattie.

Durante la lotta indiana per l’indipendenza dalla Gran Bretagna, gli inglesi impiccarono centinaia di ribelli fino alla morte su alberi di Banyan. L’India indipendente ha reso il Banyan il suo albero nazionale.

Nel Matsya Purana, il Ficus benghalensis è identificato con il mitologico Kalpavriksha o Kalpataru, o albero dei desideri, un albero in grado di concedere a chi lo prega cibo e bevande, vestiti ed ornamenti, regali vari, figli e perfino una bella moglie o marito.


ALBERO DELLE RUDRAKSHA (Elaeocarpus ganitrus)

Elaeocarpus ganitrus, è un grande albero sempreverde i cui semi sono noti come Rudraksha ("Gocce di Rudra") e sono tradizionalmente usati nella produzione di mala (rosari) soprattutto per il culto di Śiva

Il suo accrescimento è rapido, può raggiungere i 30 metri di altezza ed il metro e mezzo di diametro. Fiorisce in differenti epoche dell’anno, a seconda dell’area geografica in cui vive, producendo fiori biancastri, profumati e riuniti in densi racemi; i frutti maturano tra agosto e novembre, e sono ricoperti da un guscio di un bellissimo e vistoso colore blu. La parte esterna dei frutti aderisce ai noccioli assai tenacemente, e solo con una lunga lavorazione si possono estrarre i Rudraksha che costituiranno i grani dei rosari e che contengono i semi. I Rudraksha hanno dimensioni variabili a seconda della provenienza geografica e secondo le Scritture, i più pregiati sono i più grandi. Presentano rugosità e sfaccettature, nonché diverse facce (mukhi) che sono legate al simbolismo di varie divinità.

Nell’India di tutte le epoche questi semi sono oggetti sacri e hanno goduto di una considerazione e di un rispetto eccezionali. Sono stati indossati da santi e maestri, re e principi, uomini e donne comuni per i loro effetti sulla vita religiosa, spirituale e persino materiale, nonché per le proprietà terapeutiche ed astrologiche.

In quanto agli effetti di tipo spirituale, esse concederebbero calma e pace mentale, divenendo un valido supporto per la meditazione e la pratica dello Yoga.

L’uso terapeutico dell’albero fa parte della tradizione della medicina Ayurveda. Le popolazioni delle zone dove crescono questi alberi hanno da sempre utilizzato la corteccia, le foglie, ed anche la parte esterna del frutto per la cura del mal di testa, della febbre, delle malattie della pelle, e persino per alcuni problemi di tipo mentale. La proprietà universalmente loro riconosciuta è comunque quella di regolare la pressione sanguigna, e di proteggere l’apparato cardiocircolatorio.

“Se stabilisci un rapporto con l’albero, lo stabilisci anche con l’umanità. In quel momento sei responsabile di quell’albero e di tutti gli alberi del mondo. Non osserviamo mai profondamente la qualità dell’albero, non lo tocchiamo mai veramente, non percepiamo la sua solidità, la ruvida corteccia, e non ascoltiamo il suono che è parte dell’albero. Non il suono del vento tra le foglie, ma il suo suono, il suono del tronco e il suono silenzioso delle radici. Devi essere straordinariamente sensibile per sentirne il suono. Non è il rumore del mondo, nè il rumore del chiacchiericcio della mente, ma il suono dell’Universo.” 2

Olimpia Giovine
Agronomo e Formatrice

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1 Baghavad Gita, Cap XV, 1-2
2 Jiddu Krishnamurti

 

Redazione

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