Alberi sacri - Parte 6 - Palma

ALBERI SACRI – 6.a Parte

EGITTO - Miti legati agli alberi.

In epoca predinastica1 ed arcaica (prima del 5000 a.C. Circa), il clima in Egitto era molto meno arido rispetto a oggi. Ampie regioni del territorio, ora desertico, erano occupate da una savana costituita di bassi cespugli. La flora era molto più rigogliosa, mentre in seguito, a partire dal terzo millennio a.C., solo la valle del Nilo ospitava vegetazione, principalmente di tipo acquatico e subtropicale. Di conseguenza, i miti legati alberi erano molto diffusi, perché si riconosceva che la presenza di vegetazione era fonte di prosperità e vita. Nell’Egitto dei faraoni gli alberi erano pochissimi e quindi sacri.

La concezione egizia relativa all’Albero Sacro appare nei Testi delle Piramidi 2 dove gli dèi vengono descritti mentre si cibano dei suoi frutti. Ciò richiama la tradizione molto diffusa dell’ambrosia di cui si sono sempre cibati gli dèi, o dell’Amrita, il cui specifico senso etimologico è quello di immortalità (a-mrita = non-morte).

Gli alberi considerati sacri dell’antico Egitto erano il SICOMORO, legato all’idea di vita eterna, in quanto è sempreverde, la PALMA DACTYLIFERA (Palma da datteri), e l’ACACIA (Acacia nilotica),

Il SICOMORO, Ficus sycomorus, è un grosso fico, può arrivare a 20 m di altezza, con chioma ampia e tondeggiante, e foglie simili a quelle del nostro fico comune (Ficus carica), ma prive di lobi. Il cosiddetto “frutto” è in realtà una grossa infiorescenza carnosa a forma di pera (siconio), perciò i frutti sono detti siconi, e formano grappoli pieni e rosati che crescono attaccati al tronco. Ogni fico ha un diametro di 2-3 cm e diventa color pesca quando è maturo. L’aroma è molto dolce, più intenso rispetto ai fichi normali.

I frutti del sicomoro vengono impollinati da diverse specie di vespe, presenti in nord Africa. A causa dell’estinzione di queste vespe, oggi questa pianta sta scomparendo.

Gli antichi egizi mettevano i frutti del sicomoro nelle loro tombe, come ex-voto per i morti, e il legno, tenero e poroso, ma molto resistente, veniva usato per costruire sarcofagi.

Il Sicomoro nell’antico Egitto era sacro ad Horus, i suoi frutti erano considerati il Cuore di Horus, infondevano eterna giovinezza a chi aveva la fortuna di mangiarli.

Era dedicato anche alla dea Hathor, una divinità antichissima della mitologia egiziana, dea dell’amore, della vita e della gioia, che al tramonto mangiava il sole (Horus identificato come dio-sole) per restituirgli la vita poche ore dopo, all’alba. La dea Hathor, raffigurata a volte come una mucca 3 , era chiamata la Signora del Sicomoro, e viene spesso rappresentata nell’atto di donare fiori e frutti. Veniva solennemente venerata a Dendera dove aveva sede un importante tempio a lei dedicato.

ACACIA (Acacia nilotica, o arabica) - da non confondere con la Robinia pseudacacia, di origine nordamericana, assai diffusa in Europa -

Narra il mito che Osiride, per gelosia, venne rinchiuso dal fratello Seth in una cassa e gettato nel Nilo. Sua moglie Iside, dopo molto tempo, rinvenne lo scrigno a Biblo; qui, era approdato tra i rami di un cespuglio che, al contatto col corpo divino, s'era trasformato in una splendida acacia che a sua volta aveva imprigionato lo scrigno nel proprio tronco. Per gli Egizi quindi era l’albero della Vita e simbolo della (ri)nascita delle divinità. Era consacrata anche alla dea Lusaas, che è la controparte femminile di Atum (Tum-Aten, Colui che È, Colui che non è), il Demiurgo, dal quale emana tutto ciò che esiste e viene manifestato con la parola Ra, divinizzata nel Sole.

L’Albero sacro sfrondato simboleggia la colonna vertebrale di Osiride e in vari papiri si trova raffigurato il sole (Ra) mentre splende al vertice del sacro Albero.

PALMA DA DATTERO – (Si veda la scheda)

Nell'antico Egitto la palma era oggetto di impieghi rituali, strettamente correlata con le cerimonie funerarie. Gli elenchi di offerte citano i datteri e le foglie poste sui sarcofaghi o sul petto della mummia e portati in processione in occasione delle cerimonie funerarie. Figura come delimitazione dei campi destinati ad alimentare il morto, nel suo viaggio verso l’aldilà.

ASSIRI E BABILONESI

In tutto il mondo mediterraneo, con lo sviluppo delle città, nacque la tradizione di creare giardini con alberi di pregio. Famosi erano i giardini degli Assiri, i quali, benché fossero un popolo di guerrieri spietati, nel bottino di guerra mettevano anche gli alberi, della cui bellezza si gloriavano. Il re assiro Tiglat Pileser I (circa 1100 a.C.) si vantava di aver riportato sia il cedro del Libano che il bosso, che “nessuno dei suoi antenati aveva mai avuto”.

Nella Mesopotamia, la fertilissima regione asiatica compresa tra il Tigri e l’Eufrate, sorgevano i più famosi giardini dell’antichità, i giardini pensili di Babilonia. In essi venivano coltivate molte piante: accanto a quelle apprezzate per la loro bellezza, per i frutti, i fiori e i profumi, ce n’erano altre da cui si potevano estrarre farmaci e droghe adatte ad aiutare la medicina e la magia. Erano luoghi ideali di perfezione, per la meditazione e il riposo. La loro bellezza catturò anche Alessandro Magno che qui soggiornò e cercò di acclimatarvi, senza riuscirvi, l’edera molto diffusa nel suo paese, la Macedonia.

Sulle montagne da dove parte il percorso dei due fiumi, Tigri e Eufrate, vi erano foreste di tipo mediterraneo con alberi di querce, pini, cedri e ginepri e una fauna di animali selvatici.

Nell’antica Mesopotamia la PALMA DA DATTERO era considerata l’albero sacro per eccellenza; era oggetto di aspersioni rituali e gesti simbolici, legati all’idea della fertilità.

In tutto il Medio Oriente, il re del cielo e della terra e padre degli dei era Assur (Supremo dio degli Assiri), che frequentemente veniva adagiato sulla chioma di una palma per significare la sua immortalità. Anche Enlil, dio dell’aria e signore del vento, quale massima divinità del pantheon mesopotamico, era raffigurato a fianco di una palma, come la dea dell’amore e della guerra Istar, che era invocata come “Signora della Palma”.

Scheda

PALMA DA DATTERI – (Phoenix dactylifera)

Le palme (Arecaceae) sono una famiglia di piante monocotiledoni4, che comprende oltre 200 generi, con circa 2.800 specie, diffuse per la maggior parte nei climi tropicale e subtropicale. Sono una delle poche famiglie di monocotiledoni a portamento "arboreo", ma sprovviste di tessuti legnosi, in quanto prive del cambio cribro-vascolare5 . Il legno delle Arecaceae deriva da una modificazione dei tessuti cellulari di riserva.

Le palme si presentano in forma arbustiva o arborea. In questo caso i tronchi, chiamati anche “stipite”, presentano più o meno lo stesso diametro dalla base alla cima, sul cui apice sorge una gemma che dà origine alle foglie.

Nel caso della Palma da datteri il tronco può essere alto fino a 30 m, ma di solito non supera i 15–20 m. Spesso molti tronchi si generano da un unico sistema radicale, ma si possono avere anche esemplari isolati.

Le radici delle palme sono lunghe e consentono di assorbire l'acqua nascosta nella profondità della terra. Sono tra le pochissime piante che crescono rigogliose nel deserto e nelle zone aride, rimanendo sempre verdi, cioè, vive.

La corteccia è ruvida, per la presenza dei resti delle foglie cadute durante la crescita. Il fogliame si trova esclusivamente sulla cima ed è composto da una trentina di foglie verdi, pennate, lineari e in grado di raggiungere dimensioni massime di circa 3 metri di lunghezza. Le infiorescenze sono dioiche (sviluppano fiori maschili fiori femminili su alberi separati), di piccole dimensioni, di colore bianco e crescono all’ascella delle foglie. I fiori femminili vengono impollinati attraverso i venti. Dopo l’impollinazione, vengono a maturazione i frutti, chiamati datteri, raccolti in pesanti grappoli. Ogni grappolo può raggiungere dimensioni di circa 50 centimetri e pesare fino a 25 kg. Ogni frutto è ovale e a forma cilindrica di 3-7 cm di lunghezza e 2-3 cm di diametro e quando è maturo il suo colore è rosso acceso. È molto dolce, è il cibo dei nomadi e degli abitanti nel deserto.

La riproduzione delle palme avviene tramite pollone o seme.

Proprietà terapeutiche

Il dattero viene consumato essiccato, perché è un frutto fragile, delicato da trasportare. È molto ricco di zuccheri, contiene anche vitamine (B2, B3, B5 e B6), una piccola quantità di vitamina C e sali minerali (potassio e calcio). È anche ricco di cromo e fibra.

Tradizione e simbologia

Non solo nell’antichità in tutto il mondo mediorientale la palma da datteri era un simbolo ricorrente, associata alla regalità, alla divinità, alla sacralità dei riti. Anche in tempi più vicini ai nostri ha mantenuto una simbologia diffusa.

Per il fatto che la palma da datteri è sempreverde e perenne, in quanto attraverso i polloni radicali può rinnovarsi indefinitamente, in greco venne chiamata Phoenix, Fenice, come il leggendario uccello che moriva bruciando nel suo nido per poi rinascere dalle sue ceneri.

Per il popolo arabo è l’albero della vita e per questo si credeva provenisse direttamente dal paradiso terrestre. Nel Corano tale simbologia è ricorrente. Presso gli Ebrei nelle cerimonie di incoronazione regale e di giubilo, si ricordi l’entrata vittoriosa di Gesù a Gerusalemme, nella domenica che poi venne chiamata: “delle Palme”.

L’iconografia cristiana ne fa il simbolo del martirio, emblema di molti santi martiri tra cui: Pietro, Battista, Girolamo, Bruno, Caterina d’Alessandria, proprio perché simboleggia la vita eterna e la l'ascesa, la rinascita e l'immortalità. È l’immagine del Cristo risorto

Per la sua altezza, profondità e flessibilità è anche simbolo di bellezza, eleganza, grazia, stabilità.

Ispirazioni

Con le sue lunghe foglie a raggera è associata al sole, simbolo della vita, che niente può distruggere. Le lance delle sue foglie sono espressioni di forza di volontà e tenacia, proiettate verso l’alto, nel luogo da cui ha origine la Creazione. Come Creatore: Tutto è possibile, Io sono Eterno.

“Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano. Piantati nella casa del Signore,

fioriranno negli atri del nostro Dio. Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi”

Salmo 92, 13-15


“Post Fata Resurgo”, “Dopo la morte torno ad alzarmi” - Motto della Fenice

 

Olimpia Giovine
Agronomo e Formatrice

 

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1 Prima delle dinastie dei faraoni conosciute e datate.
2 Sono una raccolta di formule rituali egizie riconducibili al 2500 a.C. circa.
3 Il culto di Hathor ha radici preistoriche risalenti a periodi antecedenti le dinastie faraoniche, in cui si veneravano divinità che presiedono alla fertilità e alla natura in generale, rappresentate dalle mucche. Questa rappresentazione della divinità femminile in forma di vacca dispensatrice di vita si ritrova anche nella tradizione vedica. Kamadhenu, la madre di tutte le mucche, è una mucca miracolosa che fornisce al suo padrone tutto ciò che desidera, ed è spesso descritta come la madre di altri esseri. È considerata una forma della Devi (la Divina Madre indù), ed è strettamente imparentata con la fertile Madre Terra (Prithvi), che viene spesso descritta come una mucca.
4 Nelle Monocotiledoni i semi contengono un embrione dotato di un solo cotiledone (tessuto di riserva), a differenza delle Dicotiledoni, nelle quali l'embrione è munito di due cotiledoni.
5 Il cambio cribro-vascolare è un tessuto vivente del fusto e delle radici delle piante gimnosperme e angiosperme legnose. Le sue cellule si differenziano e danno vita all’accrescimento in spessore del fusto, formando due tipi di tessuti: legno (xilema) verso l'interno, e libro (o floema, complesso di tessuti vascolari con una triplice funzione: trasporto o conduzione, riserva e sostegno) verso l'esterno.

Redazione

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