Ecosistemi - Vivere in un ambiente olistico

Dal vocabolario apprendiamo che l’ecosistema è l’insieme degli organismi viventi (fattori biotici) e della materia non vivente (fattori abiotici) inseparabilmente legati tra loro, che interagiscono in un determinato ambiente costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico. La terra è un immenso ecosistema, ma anche un deserto, un laghetto, una pozzanghera, un giardino sono ecosistemi. Nel corso del tempo si è creato una forte legame d’interdipendenza tra i componenti viventi e non viventi che si possono, però, facilmente spezzare in assenza di uno o più elementi.

La “catena alimentare” offre un chiaro esempio di quanto siano fragili i legami che uniscono le diverse forme di vita. I predatori come gli squali, le volpi, gli orsi e gli uomini sono gli anelli principali di questa catena. Tuttavia, molti degli esseri viventi che partecipano alle catene alimentari, sono spesso attaccati dai parassiti che, a loro volta, ospitano altri parassiti.

Una catena alimentare basata su una pianta può ospitare delle catene secondarie formate da esseri che invece di nutrirsi del tessuto vivo della pianta, ne consumano i frammenti in decomposizione. Da ciò possiamo dedurre che la maggior parte delle catene semplici risultano essere delle reti complesse che coinvolgono più dei 4/5 elementi che inizialmente rappresentano gli anelli principali della catena.

I problemi nascono quando si introducono nuovi elementi che producono un cambiamento nella catena come un’alterazione del clima, una grave devastazione, un’eruzione vulcanica o l’arrivo di nuovi esseri che competono per le risorse disponibili. Questi nuovi fattori sconvolgeranno i delicati equilibri ecologici.

L’uomo si sta rendendo conto che ogni manifestazione di vita, inclusa la sua, è parte integrante degli ecosistemi interdipendenti della terra e dovrebbe controllare gli effetti delle sue attività sul complesso, vulnerabile ecosistema circostante.

Finora la terra è stata tollerante nei confronti dei cambiamenti operati dall’uomo, ma, ora, la sua interferenza sta provocando sempre più danni notevoli, devastazioni irreversibili, come la distruzione di alcune foreste del Sud America, e lo sconvolgimento climatico.

Un esempio di come si possono innescare reazioni a catena, interrompendo una catena alimentare, è dato dall’introduzione nel 1960 del pesce persico nel Lago Vittoria, il bacino più grande dell’Africa orientale.

Il pesce persico del Nilo era stato introdotto per fornire una buona fonte di proteine, ma essendo un feroce predatore, ha eliminato quasi tutte le 300 specie presenti nel lago che costituivano la base dell’alimentazione della gente locale.

Dozzine di pesci rari sono scomparsi incluso quello che si nutriva della lumaca della Bilharzia che aiutava a tenere sotto controllo questa malattia che colpiva milioni di Africani.

Molte comunità di pescatori in Kenia, Tanzania e Uganda, che fiancheggiano il lago, si sono impoverite da quando il pesce persico monopolizza il mercato. Occorrono reti pesanti, che i pescatori più poveri non possono permettersi, per poterlo pescare. Inoltre, essendo la sua carne molto oleosa, non sono sufficienti le tradizionali tecniche di essiccazione al sole, ma occorre tanto combustibile per cui sono stati tagliati molti alberi.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e risorse naturali sta promuovendo il trasferimento di alcune specie minacciate in appositi acquari e si fanno appelli ai governi locali per evitare che si ripetano disastri come quello nel lago Malawi e in altre acque regionali.

Finché l’uomo sarà abbastanza arrogante da considerarsi al di sopra delle leggi che governano il resto della biosfera ci sarà sempre un pericolo di disastro ecologico. Alla fine la sopravvivenza dell’uomo, degli altri esseri viventi e del pianeta come organismo unitario vivente, dipenderà dal ruolo dell’uomo nell’ecosistema.

Anna Leone
Insegnante di Inglese ed Educatrice ai Valori Umani

Redazione

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