L’Uno e i Molti

L’aforisma vedico per cui esiste o meglio E’, l’UNO senza Secondo, percorre sia la filosofia antica orientale che occidentale. In questa, filosofi come Parmenide, Eraclito, Platone si muovono nell’ambito di quel pensiero affermante la realtà dell’Unità originaria e sostanziale, che solo apparentemente ammette la molteplicità.

Se si considera la posizione eraclitea di una realtà sensibile in cui la lotta, l’opposizione, il divenire e non la staticità sono la chiave di lettura del mondo, ci si rende conto che questo drammatico scenario riporta ad una composizione e unità tra gli opposti che è di fondo e si trova nel Logos che comprende, contiene e regola tutto:

“Nascita e morte, vecchiaia e giovinezza, salita e discesa sono la stessa cosa”.

“TUTTO diviene ed è tutte le cose.” Afferma Eraclito (540-480 a.C.), che non fu tanto amato, lo chiamarono l’Oscuro, infatti.

Superando la filosofia antica, nel Rinascimento, che l’ha assunta e sviluppata, ritroviamo in Nicola Cusano (1401-1464) il concetto del Divino come sintesi e fondamento di tutte le opposizioni. Infatti, Dio è “coincidentia oppositorum”: il massimo e il minimo, l’inizio e la fine, il retto e il curvo, il bene e il male, la luce e le tenebre.

Apparve come scandalosa questa visione di armonia tra termini così distanti nella coscienza comune, anche colta. Soprattutto, ancora più inaccettabile da parte della Chiesa e dei benpensanti, l’impossibilità di conoscere questo Dio Uno Tutto sfuggente alla logica umana limitata, chiaramente affermata dal Cusano.

Questa posizione filosofica è esaltata dal domenicano Giordano Bruno (1548-1600), che parlava di Dio come Mente insita in tutto. Il suo immanentismo e panteismo fu condannato come eresia dall’Inquisizione con il rogo in Campo dei fiori a Roma, dove esiste la sua statua eretta nel tardo ottocento, a difesa del libero pensiero.

Stessa condanna, senza rogo, per sua buona sorte, subì l’olandese Baruch Spinoza (1632-1677), perché alcuni anni dopo la condanna di Bruno, osò parlare di un’unica sostanza divina, della quale il mondo è espressione: Dio o Natura, questo era il suo asserto fondamentale. L’Uno senza secondo, lo potremmo tradurre nel linguaggio della metafisica vedica.

In tempi più vicino alle filosofie contemporanee, il filosofo idealista Giorgio Federico Hegel (1770-1831) parlò in molte opere che segnarono il suo tempo e anche quello del novecento: di una realtà creata dal Logos o Ragione che permea ogni apparenza.

Il Logos o Idea è, nella concezione hegeliana, Dio prima della creazione del mondo e di uno spirito finito, cioè l’Uomo. Non solo, ma il Principio della Ragione governa il mondo e pertanto esso è per noi comprensibile mediante la nostra ragione e le categorie del pensiero, che noi esseri umani possediamo.

Ciò che appare è l’espressione di una dialettica delle opposizioni che si compongono e portano avanti il divenire del mondo e della Storia, in un’armonia che è perfezione e continua creazione incessante. L’ispirazione del divino o Assoluto nella mente umana e nelle azioni che svolgiamo, governa e utilizza i desideri e le passioni umane per il meglio, anche quando ciò non ci è chiaro.

La Ragione governa il mondo e la Storia. È l’asserto che regge tutto il sistema metafisico di Hegel, come si è detto. La Conoscenza Suprema è il raggiungimento dello stato di Unità.

Consiste nell’accorgersi che non esiste nulla né di alto né di basso.

Questo è il vero Principio Divino, il Brahman. (Sathya Sai, Diario spirituale MSP ed.1993)

Prof.ssa Filosofia ed Educatrice ai Valori Umani
Ester Campoli

Ester Campoli

Insegnante

Sito web: www.saivivere.it
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