Cosa accade alla plastica che gettiamo

Precedentemente, nell’articolo sull’Acqua, si era messo in evidenza che l’80% delle bottiglie di acqua minerale vendute sono le classiche bottiglie trasparenti di plastica. In ogni paese del mondo, anche visitando i più poveri, nei bar, nei ristoranti, nei negozi di alimentari, l’acqua è venduta in contenitori di plastica. Per motivi igienici, di comodità di trasporto, l’approvvigionamento idrico della popolazione, a livello mondiale, è garantito prevalentemente con questi leggeri e poco ingombranti contenitori e la diffusione delle bottiglie di plastica è massiccia.

In molte nazioni europee, negli Stati Uniti, in Canada, la rete degli acquedotti è efficiente, e l’acqua che viene erogata è di buona qualità. Tuttavia l’Italia, come il Canada e gli Stati Uniti, sono tra i maggiori consumatori di acqua in bottiglia, cosiddetta “minerale”.
Ciò, oltre che per l’indubbia praticità di trasporto, è perché crediamo, a torto, che l’acqua erogata dalla rete idrica cittadina sia peggiore di quella imbottigliata. In realtà, prima dell’erogazione, un acquedotto civico efficiente sottopone con regolarità ad analisi batteriostatica e chimica l’acqua fornita.
Alcuni metalli e sostanze chimiche, sono tuttavia presenti in tracce: per depurare da cloro o da metalli l’acqua del rubinetto ci sono metodi di filtrazione domestica molto efficaci, che danno la possibilità di ottenere acqua con caratteristiche organolettiche pari o migliori di quelle di alcune delle migliori e più note marche di acque minerali.

Le bottiglie di plastica per l’acqua minerale, composte per la massima parte in “PET” (polietilentereftalato, derivato dal petrolio), possono essere sostituite da contenitori riutilizzabili, riempiti di volta in volta.
Questo comportamento, nei luoghi dove esiste una rete idrica civica e non vi sono problemi di approvvigionamento, aiuta a ridurre il carico di rifiuti. Insieme a un attento conferimento dei recipienti vuoti negli appositi contenitori per il riciclo della plastica, può contribuire alla riduzione di un pericoloso inquinamento che sta già causando gravi devastazioni ai mari del pianeta e alla popolazione acquatica.
Il filmato che segue spiega chiaramente che il “percolato” (cioè ciò che di degradato penetra nel terreno sottostante la discariche) finisce nelle falde acquifere, danneggiando ulteriormente l’ambiente.

Questo particolare ci deve far riflettere sull’opportunità di utilizzare acqua o altre bevande in bottiglia, soprattutto gasate, perché, in effetti, la PET non è eterna, ma a certe condizioni (calore, esposizione alla luce, stoccaggio prolungato), si degrada, ed alcuni suoi componenti possono passare nei liquidi contenuti, che noi assumiamo, e che sicuramente non sono positivi nemmeno per la nostra salute.

Olimpia Giovine
Agronomo e Formatrice


Redazione

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