La nostra acqua… sai cosa bevi?

L'acqua potabile sulla Terra è ridotta del 40 per cento in meno in trent'anni [1], sotto la spinta della crescita demografica e per effetto dell'inquinamento. Si stima che intorno al 2020, quando saremo circa 8 miliardi, il numero delle persone senza accesso all'acqua potabile sarà di 3 miliardi circa [1].

In prospettiva, questa situazione diviene ancora più grave perché l’acqua non è considerata giuridicamente un diritto, ma un è bisogno vitale. Numerose Aziende Private, anche sul territorio Italiano, gestiscono diverse fonti idriche per ottenere “utili”. Oltre a ciò non esiste il vincolo di “pareggio di bilancio” come per altre società private che gestiscono beni comuni, pertanto quest’attività risulta altamente remunerativa.

L’attuale distribuzione dell’acqua in bottiglia avviene mediante le bottiglie di plastica (PET) per l’80% [1]. Nel mondo miliardi di contenitori (centinaia di migliaia di tonnellate di plastica) finiscono ogni anno nelle discariche pubbliche, nei fiumi, nei mari, ovunque, provocando un costo economico notevole e danni ambientali.

Le bottiglie per l’acqua minerale per la massima parte sono in “PET” (polietilentereftalato, derivato dal petrolio e privatamente brevettato). Il marchio PET sulle bottiglie di plastica è in genere contornato dal simbolo triangolare del “riciclo”. Questo materiale, infatti, col tempo si decompone in presenza di calore, con produzione di composti tossici. Ciò suggerisce di controllare attentamente le etichette, in quanto le condizioni che riguardano lo stoccaggio, il trasporto e l’esposizione prolungata al sole (non verificabili) comportano il deterioramento dell’acqua conservata oltre la scadenza (in genere 18 mesi).

Secondo fonti ufficiali [2] l’Italia consuma, dopo Canada e Stati Uniti, più acqua minerale al mondo. Nel nostro Paese, si producono ogni anno oltre 10 miliardi di litri di acqua minerale per un consumo pro capite che supera i 170 litri! [3].

In Italia, l’acqua minerale è un bene demaniale e il suo sfruttamento è permesso tramite concessioni alle aziende. I canoni annuali che le regioni impongono per queste concessioni sono inferiori a quelle delle utenze private; nonostante ciò, il costo per il consumatore è di circa 500-1000 volte superiore rispetto all’acqua di rubinetto, a causa delle spese di distribuzione, di pubblicità ed agli utili economici di gestione.
L’aumento dell’estrazione, a causa della privatizzazione di molte fonti, sta riducendo le falde acquifere utilizzate per l’acqua pubblica e causando danni al territorio nel quale esse sono inserite.
L'acqua in bottiglia, benché enormemente più cara dell’acqua erogata dagli acquedotti, non è detto che sia né più pura né più sana. L'acqua “minerale” non è considerata dal legislatore come “acqua potabile”, ma come un'acqua “terapeutica”, in ragione di certe caratteristiche fisico-chimiche che ne indicano un uso per fini specifici. Per questo motivo, è consentita la presenza nelle acque minerali di sostanze come l'arsenico, il sodio, il cadmio in quantità superiori a quelle invece interdette per l'acqua potabile. Non è permesso all'acqua potabile di avere più di 10µg/l (microgrammi per litro) di arsenico, ma frequentemente acque minerali possono contenere 40/50µg/l di arsenico senza l'obbligo di dichiararlo sulle etichette [4].

L’acqua erogata dall’acquedotto viene costantemente analizzata dalle strutture (consorzi o aziende municipalizzate) a ciò preposte. E’ più vitale dell’acqua in bottiglia, in quanto la distanza dalle fonti di approvvigionamento alla rete di distribuzione in genere non supera qualche decina di chilometri.
Per ovviare a depositi, odori, sapori sgradevoli, che si possono riscontrare nell’acqua del rubinetto, esistono numerosi tipo di apparecchi domestici depuratori con filtri oppure che funzionano per osmosi.
Soprattutto però, se vogliamo bere acqua pura, dobbiamo porre maggiori sforzi e maggiore consapevolezza nel proteggere fiumi, laghi e falde idriche, imparando a rispettare questa preziosissima risorsa.


Meditiamo su…

L’acqua:
1. Delle sorgenti: sgorga senza bisogno dell’opera umana; è un dono di Dio. Essa è la più pura, quella dotata di movimento e, dunque, di freschezza ed energia. Essa è un vero miracolo d’amore. Come la Verità, l’acqua delle sorgenti prorompe alla luce del sole, non può essere trattenuta. Essa deve scorrere, non può essere altrimenti, e, scorrendo, dà vita a tutti e tutto. E’ libera, ed è per tutto il Creato.
2. Dei pozzi, degli acquedotti: richiede l’opera umana. Va ricercata ed estratta dalle viscere della terra. Essa resterebbe sconosciuta ed inutilizzata se l’uomo non lavorasse per portarla alla luce. Essa non è un’acqua stagnante. E’ un dono della terra, è fresca e gradevole, anche se non vivacemente zampillante come quella delle sorgenti. Per usarla va estratta. E’ l’uomo che la elargisce, è la Verità che va dispensata a tutti in giusta misura.
3. Imbottigliata e ferma. L’uomo imprigiona l’acqua, la compra, la vende, la gestisce. Se l’uomo non è saggio e il ricambio non è adeguato, essa può marcire e degenerare. E’ il grado minimo della sopravvivenza. Se non viene distribuita, non viene vissuta e non porterà alcun beneficio.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. [5]

L’acqua che bevete deve essere pura. Se l’acqua è pura, la parte grossolana viene espulsa come urina, la parte sottile forma il prana (il respiro vitale, la forza vitale, l’essenza della vita). [6]

Olimpia Giovine Agronomo e Formatrice

[1] Riferimenti tratti da: http://www.oneworld.org
[2] Annuario 2002-2003 delle Acque Minerali e di Sorgente Italia
[3] www.mineracqua.it
[4] «Qualcuno vuol darcela a bere» di Giuseppe Altamore.
[5] S. Francesco, Cantico delle creature
[6] Sathya Sai, Discorso 15 luglio 1983

Redazione

Progetto Sai Vivere

Sito web: www.saivivere.it

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