Yoga - i cinque elementi

Sperimentare i 5 elementi in una sessione di yoga.

Ogni cosa riflette una parte di Dio. La Terra è un membro di Dio, e così il vento, l’acqua e l’aria. Anche l’âkâsha (spazio, etere) è parte di Dio. Questa era la ragione per cui anticamente tutti questi elementi venivano venerati come espressioni del Divino. La Madre Terra o Bhu Devi, il Fiume Gange o Ganga Devi, il Dio Vento (Aria) o Vayu Deva, il Dio Fuoco o Agni Deva e il Dio Spazio o Âkâsha Deva. Gli antichi vedevano in tutto la presenza di Dio e lo adoravano. (1)

La presenza degli elementi base all’interno di una sessione di yoga non viene spesso sottolineata, eppure noi siamo costituiti dai 5 elementi, che in misura variabile costituiscono tutto l’universo in cui viviamo. È Dio stesso che si riflette e dà forma in ogni elemento. Come possiamo quindi avvicinarci ad una comprensione del ruolo dei 5 elementi nella nostra vita, cominciando da quello spazio protetto e concentrato che è una sessione di yoga?

Cominciamo dalla terra. L’elemento terra è molto denso, visibile, stabile ed accogliente, fresco e scuro. Quando facciamo posizioni a terra, seduti o sdraiati, e le teniamo immobili e senza sforzo per almeno 8 respiri lunghi e tranquilli cominciamo a sperimentare le qualità di questo elemento, che ci dona calma e amore. Se arriviamo ai 15 respiri circa, sempre senza sforzo, avremo la possibilità di trovare un silenzio interiore che possiamo paragonare ad un campo pronto a fare germogliare i semi interrati in esso.

Al primo posto gli Indiani venerano la Madre Terra: è Lei che fornisce il cibo ad ogni creatura vivente. “Oh, Bhu Devi, noi mangiamo ciò che tu ci dai e da questo cibo traiamo la nostra forza!” Se non esistesse la terra, non ci sarebbe raccolto alcuno. È quindi la Madre Terra che ci protegge in ogni circostanza; per questo gli antichi veneravano la Dea Terra sopra ogni altra cosa. (2)

Ora proviamo a percepire l’acqua in noi: quando le nostre posizioni sono in piedi e attive, ecco che sentiamo battere il cuore, fluire la circolazione, ecco che le nostre articolazioni vengono sollecitate, come nella serie del guerriero, e alla fine ci accorgeremo che abbiamo svegliato la circolazione linfatica, più lenta e stabile di quella del sangue, drenando i liquidi in eccesso dei tessuti, e forse dovremo correre in bagno!

La beatitudine si manifesta quando Sat e Chit si uniscono. Sat significa “Verità” e Chit “Conoscenza”; quando si combinano, danno l’esperienza della beatitudine. Sat è come lo zucchero che addolcisce qualunque cosa con cui lo si mischi; il caffè diventa dolce se ve lo aggiungete, il tè altrettanto e l’acqua diventa sciroppo; quindi la dolcezza è permanente. Per questo è definito Sat, o Essere, che significa immutabile ed eterno. Chit significa Prajnana o Consapevolezza Piena e Costante che, nel Vedanta, è descritta con l’espressione Prajnanam Brahma (Brahman è Consapevolezza Suprema). Prajnana è la vita di ogni essere e l’acqua è la base della vita; quindi Chit viene paragonato all’acqua. Quando lo zucchero e l’acqua sono separati, lo zucchero è zucchero e l’acqua è acqua; se li mischiate, ottenete lo sciroppo. In modo simile, quando Sat e Chit si uniscono, il risultato è la beatitudine. La beatitudine è la vostra forma reale. Sat non è altro che il Principio dell’Atma, che è eterno; senza di esso, il mondo non esiste. (3)

Proviamo poi ad accorgerci del fuoco che ci dona calore e potere digestivo: le posizioni che inarcano la schiena, come il ponte del bacino e la posizione della scimmia ci impegnano intensamente e attivano il nostro metabolismo, il potere digestivo, e la forza mentale. Il saluto al sole, col suo ritmo veloce e il susseguirsi di piegamenti avanti ed indietro, spesso produce un gorgoglio sonoro a livello dell’addome che ci indica l’avvenuto sblocco dell’energia e della digestione.

Il fuoco arde in ogni stomaco umano sotto forma di digestione. Senza il fuoco digestivo che brucia nello stomaco, nessuno potrebbe assimilare cibo e riceverne l'energia sostanziosa. Le sette secrezioni del corpo emergono dal fuoco. L'apparato scheletrico e muscolare del corpo sono il risultato di queste secrezioni (rasa swarupu). Dio rifulge in ogni arto come principio della Luce:
Egli è la vera e propria forma di quel Fuoco. (4)

Sperimentiamo l’aria in noi: in ogni posizione diventiamo consapevoli del flusso lento e tranquillo del respiro, che porta prana (energia vitale) e ossigeno alle cellule, sentiamo che possiamo guidarlo all’interno del corpo fino a raggiungere ogni sua parte. E ancora, sentiamo che possiamo semplicemente osservare nell’immobilità il respiro spontaneo, che accade senza bisogno della nostra attenzione per la maggior parte del tempo, e riflettiamo sul ruolo della Vita in questo respiro, su chi respira in noi quando la nostra mente è impegnata altrove.

In quarto luogo c'è l'Aria (Vayu), la più grande amica della vita (prema). Essa viene sperimentata nell'inspirazione e nell'espirazione:So-Ham. Tutta la vita umana è caratterizzata dal ciclo di inalazione ed esalazione. In sanscrito “Egli” si dice Sah ed “io” aham. Quindi, Sah + aham = Soham. Questa combinazione fra Egli ed io dimostra la verità che “io sono Lui”. Perciò il principio dell'Aria dà questo insegnamento: “Io sono Lui”, “Io sono Lui”. L'Aria dispensa il grande, puro e sacro insegnamento dell'unità (ekutvami). Quest'Aria circola attraverso il nostro corpo per 21.600 volte al giorno. La vita è inservibile senza aria. Dunque, la quarta manifestazione di Dio e l'Aria stessa. (5)

Abbandoniamoci allo spazio, che ci avvolge completamente e permea gran parte dei nostri organi. E’ nello spazio che ci muoviamo, che possiamo fare posizioni di equilibrio e movimenti di tutti i tipi. E’ spazio ciò che lega gli oggetti del nostro universo e che permette la comunicazione tra loro. Lo spazio non è solamente un vuoto, ma anche un pieno, ed è quello che riflette meglio l’immagine del Divino: non si può descrivere altro che con negazioni, non è questo e non è quello, ma esiste e permea ogni cosa ed intorno ad ogni cosa.

L’etere (âkâsha) è il quinto elemento. Ci si riferisce a esso come “Suono Divino Trascendentale” (Shabda Brahma), cioè “Dio nella forma del suono”, e da questo hanno avuto origine gli altri elementi: la terra, il vento, l’acqua e il fuoco. La terra, l’acqua, il fuoco e il vento hanno avuto origine dall’etere, dallo spazio: perciò sono figli dello spazio. I cinque elementi si uniscono, pervadono tutto l’universo e sostengono tutti gli esseri viventi. (6)

Riflettendo così all’interno di una sessione di yoga possiamo realizzare i 5 elementi in noi, e durante il rilassamento possiamo entrare ancora più in profondità in essi.

Presa una posizione comoda, prendiamo coscienza della Terra che ci sostiene, affidandoci completamente al sostegno della Madre Terra. Osserviamo il battito del cuore che si calma, il calore delicato e diffuso del nostro spazio vitale, il respiro leggero che si espande come fossimo una leggera sfera di luce che si espande e contrae ad ogni soffio, e sciogliamoci nell’infinita presenza della vita che si espande.

Anche durante la meditazione possiamo entrare negli elementi e man mano trascenderli, espandendoci nella presenza pura dell’Io Sono.

Il nostro viaggio dalla materia, dai 5 elementi, al Divino che è al di là degli elementi così si compie, con leggerezza, anche durante una semplice sessione di yoga.

Laura Sabbadin
Insegnante di Yoga ed Educatrice ai Valori Umani

(1) Sathya Sai, Discorso, 15 maggio 2000
(2) Sathya Sai, Discorso, 15 maggio 2000
(3) Sathya Sai, Discorso, 01 agosto 1996
(4) Sathya Sai, Discorso, 23 novembre 1991
(5) Sathya Sai, Discorso, 23 novembre 1991
(6) Sathya Sai, Discorso, 25 ottobre 2011

Laura Sabbadin

Educatrice

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