Purificare il cibo

La mente non è che un aggregato di pensieri; i pensieri danno luogo alle azioni, e ogni gioia o dolore nel mondo non è che il risultato di azioni. Di conseguenza, solo con pensieri buoni la vita sarà buona. Il pensiero è assai potente: esso sopravvive anche dopo la morte di una persona. Bisogna dunque tener fuori dalla mente i pensieri cattivi. Sono essi che dividono mettendo l’uno contro l’altro e facendo dimenticare il Divino che li accomuna. Quando gli uomini saranno consapevoli che in ciascun corpo c’è un solo Spirito, non esisteranno più le discriminazioni. L’uomo dovrebbe sforzarsi di allargare i suoi rapporti dal livello individuale a quello familiare, poi a quello sociale, nazionale, ed infine, mondiale. La pace, sia dell’individuo che del mondo, dipende dalla mente. Da qui viene la necessità di disciplinare con criterio la mente. (1)

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Il cibo, la mente e il comportamento

La mente umana non è un organo anatomicamente identificabile; non può essere né toccata, né operata da medici o da chirurghi, poiché è un ammasso impalpabile di decisioni e di dubbi, di voglie e di avversioni. La sua trama e il suo ordito sono i desideri dell’uomo in relazione agli oggetti e alle sensazioni. Essa ama correre dietro ai piaceri esterni e prende la forma delle cose che cerca, ma può anche essere rivolta all’interno, in cerca della soddisfazione e della gioia interiore; perciò, essa può essere tanto uno strumento di liberazione, quanto causa di schiavitù. [1]

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